Il Governo Conte cadrà a ottobre… di quale anno?

L'editoriale di Nico Perrone per DireOggi
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ROMA – Ottobre, il Governo Conte cadrà ad ottobre: «Sì, te lo confermo, anche a me lo ha detto il portavoce di un ministro…». Ormai si parla a ruota libera sul futuro dell’esecutivo, e nei corridoi dei Palazzi della politica romana ognuno ha la sua data di scadenza. Però vien da ridere a pensare ad ottobre. Basta guardare alla reazione urlata del Governatore leghista del Veneto, Luca Zaia, contro la decisione del Governo di far votare il 20 settembre per le elezioni regionali e sul referendum confermativo del taglio dei parlamentari. Forse Zaia, che ha gestito molto bene l’emergenza sanitaria nella sua regione, puntava a capitalizzare subito il successo personale. Dovrà aspettare ancora qualche mese, con qualche preoccupazione. Ormai siamo in una situazione ‘liquida’ dove si sale e scende nel gradimento in pochissimo tempo. Ne sanno qualcosa i due Matteo, Salvini della Lega e Renzi di Italia Viva. Arrivare al 20 settembre, per chi ne ha viste in questi anni, può invece significare proprio mettere al riparo il Governo Conte da qualsiasi incursione, anche ‘renziana’. Perché dopo qualche giorno, ad ottobre, parte la sessione di bilancio e nessuno può pensare di aprire una crisi di governo mentre si discute di come far quadrare i conti con il rischio dell’esercizio provvisorio e della catastrofe sui mercati che seguirebbe. Nel Pd nessuno pensa che ci sia qualcuno che, in questo momento, possa davvero mettere a rischio il Governo. «Si cerca visibilità, di brillare ancora per qualche tempo…. poi pluf, spariranno». Si vedrà. Altri Dem, invece, sono molto preoccupati del tempo, a quanto ci metterà la Commissione europea a chiudere davvero la partita sui 172 miliardi (dei 750 totali) destinati all’Italia. Se la trattativa con l’Ue andrà in porto è chiaro che il Governo Conte ne godrà tutti i benefici, perché toccherà a questa maggioranza gestire e dispensare le preziose risorse. Operazione questa che insieme al nuovo sistema elettorale proporzionale potrà dispiegare la massima potenza e incasso elettorale. Con buona pace dei nostri sovranisti, Lega e Fratelli d’Italia, che a quel punto non avrebbero più munizioni per sparare. Altra cosa se i fondi europei, dopo la trattativa tra governi, alla fine si trasformeranno in una piccola e inutile mancia. In quel caso, facile previsione, non ce ne sarà più per nessuno, e di fronte ad un assai probabile scenario di protesta sociale generalizzata non basterà un Conte ma servirà un Santo per tirarci fuori dall’inferno.

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27 Maggio 2020
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