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VIDEO | De Rossi ai saluti: nel futuro Argentina, Usa o la panchina

Non vuole smettere di giocare. E allora la vacanza (andrà in Giappone) può essere l'occasione per sfogliare la famosa margherita
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ROMA – E’ un po’ il destino del tifoso della Roma: vivere serate emozionanti in momenti di dolore sportivo. E’ successo con l’addio al calcio di Bruno Conti (maggio 1991, 80mila spettatori e tante lacrime d’amore), per Giuseppe Giannini (maggio 2000, stadio pieno, ma con lacrime di rabbia per uno scudetto appena vinto dalla Lazio) e per l’addio al calcio di Francesco Totti (28 maggio 2017, stadio pieno, una commozione incredibile). Niente di nuovo, quindi, fino a quella data. Questa volta con Daniele De Rossi le carte in tavola e i destini sono un po’ cambiati. La notizia della rottura del suo rapporto con la Roma è arrivata una fredda mattina di maggio, con un gelido tweet che ne annunciava l’addio proprio il 26 maggio, quel giorno che tanti (tutti) i romanisti vorrebbero cancellare. Un fulmine a ciel sereno, una scelta inaspettata da parte della società “perché le bandiere non si trattano in questo modo”, è l’accusa dei tifosi. E poi la contestazione iniziata a montare nelle ore successive e proseguita pure nel giorno dell’addio alla Roma di De Rossi. Paradossale come il destino abbia messo davanti al cammino della società giallorossa quel Parma che 18 anni fa significò scudetto per la Roma, proprio nel giorno della ricorrenza della sconfitta con la Lazio nella finale di Coppa Italia (era il 2013) e nel giorno dell’addio a De Rossi. Il 26 maggio di questo 2019 è un giorno che avvicina l’estate, ma che di estivo non ha nulla: piove, parecchio, è freddo, umido. Insomma, una notte da lupi. Arrivare allo stadio è quantomai complicato. Il meteo ci mette del suo, le strade e i marciapiedi in pessime condizioni, le buche colme d’acqua non strappano sorrisi ma solo imprecazioni. Ma non c’è voglia di abbandonare, si pensa solo a raggiungere lo stadio, in un modo o nell’altro.

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Un po’ alla volta l’Olimpico si riempie definitivamente, non c’è spazio per posti vuoti, solo per emozioni. Fin dalla fase del riscaldamento i cori sono (soprattutto) per De Rossi, continuano incessanti al momento dell’ingresso in campo: migliaia di bandierine gialle e rosse con la scritta ‘DDR’ ad accompagnare il suo ingresso in campo. E poi ogni occasione, ogni pallone conquistato, ogni pallone giocato, è lo spunto per cantare De Rossi. Come pure gli striscioni: tantissimi, senza soluzione di continuità. Su tutti: ‘Nei giorni belli e in quelli tristi sei stato la bandiera dei veri romanisti!’. E poi la Roma che va avanti di un gol con Pellegrini, De Rossi esce per la meritata standing ovation, il Parma pareggia (con l’ex Gervinho) ma poi torna sotto con il gol di Diego Perotti. Che corre in panchina ad abbracciare il centrocampista giallorosso. E poi il fischio finale, il giro di campo, i cori, decine e decine di sciarpe della Roma che piovono ai suoi piedi lanciate dai tifosi, che lui raccoglie per portarle con sé. E che porterà nella sua nuova avventura. Dove? Presto per dirlo.

Per ora stacca e saluta tutti, lo aspetta il Giappone per una vacanza attesa 18 anni: “Il futuro?- ha detto in conferenza stampa il giorno dell’ufficializzazione del suo addio alla Roma- Il 27 maggio ho l’aereo e vado in vacanza, è una cosa che mi è mancata”. Non vuole smettere di giocare, nell’ultima partita ha dimostrato una certa integrità fisica. E allora la vacanza può essere l’occasione per sfogliare la famosa margherita: Stati Uniti, Argentina (al Boca Juniors, squadra che tifa fuori dall’Italia), Asia. Lo hanno definito un allenatore in campo, una mente pensante che potrebbe già sedere in panchina, ipotesi però (forse) da escludere perché ha sempre detto di volersi prima formare prima di iniziare questa nuova vita sportiva.

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