Violenza donne, nasce piattaforma internazionale su sistemi di monitoraggio

La conferenza è stata promossa dal consiglio d'Europa a Strasburgo
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ROMA – Confrontare i sistemi di monitoraggio e armonizzare le politiche e le leggi adottate dagli Stati per il contrasto alla violenza di genere, controllando che vengano correttamente applicate. È la missione della piattaforma nata con la conferenza internazionale ‘Diritti delle donne all’incrocio: rafforzare la cooperazione ed eliminare i gap tra i sistemi giuridici e la loro implementazione’, che si e’ tenuta a Strasburgo al Consiglio d’Europa, promossa dalla presidenza di turno francese e dalla relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne, Dubravka Simonovic.

Hanno partecipato alla conferenza i referenti internazionali dei vari meccanismi di monitoraggio della violenza sulle donne, la Corte europea dei diritti umani e la Corte interamericana dei diritti umani. “È la prima volta che in Europa si fa un incontro di questo genere, incontri che continueranno nel tempo- ha dichiarato alla Dire Simona Lanzoni, vicepresidente di fondazione Pangea Onlus e membro del Grevio, gruppo di monitoraggio della Convenzione di Istanbul- A breve ci saranno anniversari importanti sui diritti delle donne.

Il prossimo anno si celebrano i 25 anni della Dichiarazione di Pechino, uno dei documenti piu’ importanti sul tema. La Convenzione di Istanbul, la Convenzione di Belem do Para’ (America Latina), il Protocollo di Maputo (Africa), sono tutti nati dopo Pechino e il fatto che, alla vigilia di questo anniversario, si inizi a lavorare insieme e’ un progresso immenso, soprattutto in un periodo in cui si rischia di tornare indietro rispetto ai diritti delle donne”.

I monitoraggi mostrano che la maggior parte dei Paesi che hanno ratificato la Convenzione di Istanbul “ha lavorato molto sulla questione della violenza domestica a livello legislativo”, mentre “la violenza sessuale resta un grosso tabu'”. Principale criticita’ e’ che a livello legislativo c’e’ un disallineamento rispetto alla Convenzione di Istanbul sulla prova della violenza sessuale, che, per il documento, e’ nel “non consenso”, mentre in molti Paesi resta sull’uso della forza. La stessa Italia “che ha una buona legge- osserva Lanzoni- non basa la prova sul consenso, mentre in Svezia si e’ lavorato moltissimo sull’inversione della prova e ora c’e’ una legge in cui e’ l’imputato a dover dimostrare che l’atto sessuale e’ stato consensuale”.
Tra i Paesi monitorati dal Grevio finora ci sono, poi, Albania, Portogallo, Austria, Monaco, Danimarca.

Quest’anno tocca all’Italia, dove “e’ stato inviato un questionario al Governo italiano”, mentre le associazioni della società civile hanno “fornito in autonomia dei rapporti. Tra gli altri, sono pervenuti quello sulle donne con disabilita’, sulle mutilazioni genitali femminili, sull’affidamento dei minori e sui centri antiviolenza”. Un “segno di democrazia e confronto vivo”, per Lanzoni, che assicura che tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 sara’ elaborato il rapporto definitivo. “Il Comitato degli Stati, altro organo di monitoraggio della Convenzione di Istanbul, da’ l’ok ai nostri rapporti o ne chiede la modifica e poi controlla che ci siano le implementazioni delle politiche sui territori”.

Nel confronto tra i vari meccanismi di monitoraggio, chiarisce Lanzoni, “e’ emerso che la Convenzione di Istanbul e’ il metodo piu’ efficace” perche’, “definisce le forme di violenza in maniera molto precisa” e “divide le azioni sulla prevenzione, da quelle su protezione, investigazione e punizione”. Inoltre, “sono chiare le azioni da portare avanti” e “richiama lo Stato in maniera forte a mettere in campo politiche concrete, favorendo la collaborazione con le organizzazioni delle donne”. Di fatto, “non e’ una semplice dichiarazione di valori” ma “da’ un’idea degli strumenti che servono”.

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27 Maggio 2019
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