Bologna, vandali lanciano ossa umane e imbrattano con scritte blasfeme il cimitero

cimitero
L'intrusione sarebbe avvenuta nella notte tra domenica e lunedì, rompendo una finestra della cappella
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BOLOGNA – Raid vandalico nel cimitero di San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna. La Polizia sta indagando per risalire all’identità delle persone che, probabilmente nella notte tra domenica e lunedì, si sono introdotte nel cimitero e hanno, tra le altre cose, lanciato ossa umane in terra e sul tetto della struttura e imbrattato i muri con immagini blasfeme e non solo, visto che hanno disegnato anche una svastica.

A scoprire i danneggiamenti e gli imbrattamenti è stato, ieri mattina, il custode, che ha subito chiamato il commissariato del paese. Stando a quanto ricostruito finora dagli investigatori, fa sapere la Questura di Bologna, l’intrusione sarebbe avvenuta nella notte tra la domenica e il lunedì e i responsabili hanno rotto una finestra di una cappella, preso delle ossa umane e le hanno lanciate in terra e sul tetto della struttura, consumato alimenti lasciando a terra i rifiuti, acceso delle candele, sporcato e imbrattato dei muri con immagini blasfeme. Mancano anche due candelieri e un bastone di legno. Sul posto è intervenuta, per un sopralluogo, anche la Scientifica, che ha repertato vari elementi per la ricerca di impronte digitali o campioni biologici. Assieme alle Forze dell’ordine si è recato sul posto anche il sindaco Lorenzo Pellegatti, che in un post pubblicato sulla pagina Facebook del Comune si dice “molto dispiaciuto e preoccupato per l’accaduto”, aggiungendo di “voler esprimere, in attesa delle indagini che ci aiuteranno a fare maggiore chiarezza, il mio profondo rammarico per questo episodio oltraggioso. Il Comune- conclude Pellegatti- condanna senza se e senza ma questi atti di vandalismo e di sfregio e farà quanto in suo potere affinché chi ha commesso il reato venga individuato e punito”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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