Puoti (Unicusano): “Sui congiunti quante carenze avvocato Conte…”

Il preside della FAcoltà di Giurisprudenza e Rettore vicario dell'Ateneo: "Bisogna individuare il grado di parentela e anche la sequenza delle visite"
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ROMA – Da chi sono i congiunti a quante volte si può andare a trovarli, “quante carenze avvocato Giuseppe Conte”. A tirare le orecchie al presidente del Consiglio dei ministri, all’indomani dell’annuncio sui contenuti del nuovo Dpcm, è Giovanni Puoti, ex rettore e preside della facoltà di Giurisprudenza dell’Università Niccolò Cusano, ora rettore vicario e componente del Cda dell’ateneo, intervistato dall’agenzia Dire. Il quale ha spiegato: “Non è stato individuato il grado di parentela. Abbiamo la famiglia ristretta dove ci sono ascendenze, discenze e coniuge, quindi nonni, genitori e figli. Poi ci sono i parenti che non fanno parte della famiglia ristretta, come zii, fratelli del padre e della madre, cugini, ecc… Quindi ci sono da notare due aspetti- ha continuato- Il primo è che non hanno identificato giuridicamente il grado di parentela: se voglio girare avrò sicuramente uno zio, un cugino o un parente di terzo, quarto o quinto grado sparso per la città. Altro punto, quello di consentire di vedere i parenti senza una indicazione anche della sequenza delle visite. Dopo 50 giorni di reclusione è chiaro che c’è un’esigenza di rivedersi, salutarsi, soprattutto in riferimento alla famiglia ristretta. Ma non è che si può andare ogni giorno a visitare i parenti. Sarebbe un controsenso“.

Su queste cose, “le indicazioni nel decreto sono carenti. E l’avvocato Giuseppe Conte è anche professore universitario di Diritto civile, proprio la materia che deve essere applicata in questa situazione...” ha concluso Puoti.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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