App ‘Immuni’, decine di esperti firmano l’appello di Anorc

Sono diversi i punti su cui si chiede di far luce
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – Continuano le sottoscrizioni alla lettera che Anorc ha inviato al ministro per l’Innovazione per chiedere chiarimenti sulla App ‘Immuni’. Decine tra magistrati, docenti, giornalisti ed esperti di settore si sono aggiunti all’appello inviato la scorsa settimana dall’Associazione dopo che, in un’intervista dello scorso 21 aprile, Paola Pisano ha fatto dichiarazioni “non completamente allineate con altre dichiarazioni espresse nella stessa giornata, in particolare da parte del commissario straordinario Domenico Arcuri”. I punti evidenziati dai firmatari della missiva (Avv. Andrea Lisi, Avv. Enrico Pelino, Avv. Fulvio Sarzana di Sant’Ippolito) su cui si chiede al ministro di far luce sono: “se la licenza open source verso l’app Immuni ricomprenderà tutti i codici sorgenti e le componenti del software, comprese le relative librerie, in modo da rendere il governo italiano completamente autonomo nel suo sviluppo e manutenzione; se si intende chiarire con precisione quali flussi di dati personali l’applicazione e la sottostante infrastruttura comporteranno e quali flussi di informazioni invece anonime (indicando gentilmente “anonime” in base a quali criteri); se si intendono pubblicare i codici sorgente in modo da rendere anche riutilizzabile la soluzione e, in ogni caso, controllabile dalla collettività; se si intendono rendere pubblici i contratti stipulati con il fornitore e se si intende confermare che l’intera operazione – ivi comprese le attività di sviluppo e manutenzione- possa essere considerata a titolo gratuito; se si intende adottare un sistema decentralizzato ispirato al protocollo DP3T o centralizzato ispirato al protocollo PEPP-PT; quando saranno forniti i dettagli su finalità e modalità di trattamento, sui tempi di conservazione, sulla tipologia di dati trattati, sulle modalità di pseudonimizzazione, sulla circolazione e disponibilità fisica di questi dati, sulla relativa DPIA“.

Per l’Associazione, deve essere “garantita al popolo italiano una verifica pubblica dell’intero impianto organizzativo su cui si poggerà Immuni“.

Inoltre, si legge ancora nella lettera, “come ricordato dal Presidente Antonello Soro in un’intervista rilasciata in data 22 aprile su Radio Capital, una strategia di mappatura diffusa, pur basata sul consenso libero, informato e quindi pienamente consapevole degli italiani, deve essere necessariamente preceduta da una normativa di rango primario che precisi i principi generali che legittimino un trattamento di dati personali di questa portata“.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

27 Aprile 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»