VIDEO | Coronavirus, Barillaro (Gemelli): “Garantiamo continuità assistenziale protetta”

"E' stato attivato un albergo con 162 posti letto e Day Hospital per i controlli successivi", spiega il responsabile della Centrale di Continuità assistenziale
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – La continuità assistenziale dei malati di Covid-19 è fondamentale per garantire un percorso di cure dall’inizio della malattia sino alla guarigione, e anche nella fase dei controlli successivi. Quello che è emerso in queste settimane è stata la difficoltà non solo nella gestione dei sintomatici ricoverati, ma anche di quelli gestiti a casa o che una volta dimessi devono fare ritorno al proprio domicilio. Il Policlinico Gemelli di Roma, insieme alla Regione Lazio, ha siglato un accordo per gestire un albergo con il fine di garantire una ospedalità protetta per tutti questi malati, non facendoli tornare nelle loro case. La spiega nel dettaglio all’agenzia di stampa Dire Christian Barillaro, responsabile della Centrale di Continuità assistenziale del Gemelli.

– Quanto è importante la continuità assistenziale per i pazienti che sono stati contagiati dal Covid-19?

“Direi che è fondamentale, perchè solo con la continuità assistenziale e percorsi esatti per questi pazienti sono in grado di garantire la cura dei malati. E’ fondamentale in termini di percorsi intra-ospedalieri ed extra-ospedalieri e in funzione della cura paziente. Quando parliamo di continuità assistenziale non bisogna pensare solo al momento della dimissione. Inizia quando il paziente entra in ospedale e va avanti anche con i controlli successivi alla dimissione”.

– Al Gemelli che tipo di percorsi sono previsti subito dopo la dimissione del paziente?

“Abbiamo la gestione di un albergo di ospedalità protetta per questi malati. Si parla di pazienti autosufficienti e comunque in via di guarigione. Essi sono clinicamente stabili e provengono non solo dal Gemelli ma anche da altre strutture sanitarie. Oppure i nostri ospiti sono anche i pazienti paucisintomatici che a domicilio non riescono a mantenere l’isolamento fiduciario e allora vengono ricoverati in questa struttura alberghiera. Questo garantisce la migliore assistenza nel posto migliore, non solo perché al paziente viene garantito l’isolamento ma anche perché riceve un’assistenza continua in telemonitoraggio. Vengono usati dei device con rilevazione sistematica della saturazione, della frequenza respiratoria, cardiaca, della temperatura corporea e test di performance fisica che quindi ci dicono come sta il paziente. Sono previsti dai day hospital per un controllo successivo alla dimissione clinica. Il paziente che dall’ospedale o dall’albergo rientra a domicilio deve essere ricontrollato nel tempo anche perché questa malattia è nuova e non sappiamo dunque come saranno gli esiti. All’interno del day hospital lavorano varie figure professionali come geriatri, pneumologi e infettivologi. Nei vari percorsi di continuità assistenziale oggi la Regione si è posta il problema dei pazienti non autosufficienti che è uno dei grossi problemi anche all’interno delle realtà ospedaliere. Sono state aperte a livello territoriale delle Rsa Covid all’interno delle quali sono assistiti i pazienti non autosufficienti. In questo momento storico mancano però delle formule riabilitative o di lungo degenza che potrebbero essere un ulteriore sbocco per questi malati, nonché degli hospice per i pazienti più gravi che hanno problemi di terminalità ma indipendentemente dal Covid”.

– Quanti pazienti Covid avete accolto finora? E quanti sono ospitati nella struttura esterna alberghiera collegata al Gemelli?

“Abbiamo ad oggi 162 posti letto disponibili, siamo arrivati ad occuparne anche 140. La gestione parte dalla Centrale di Continuità Assistenziale del Gemelli e dalla Centrale operativa della Asl, in modo integrato. Il territorio e l’ospedale lavorano insieme, garantendo in maniera simultanea la presa in carico di questi pazienti. La gestione è della Fondazione Policlinico Gemelli, che ha messo in campo i presidi di tecnico-assistenza, la parte infermieristica, garantisce la presenza di specialisti e anche la fornitura dei pasti e la sanificazione delle stanze”.

– E’ previsto per questo tipo di pazienti un percorso di riabilitazione?

“Ad oggi purtroppo non è stata ancora prevista la riabilitazione poiché è tutto nuovo e i sistemi devono essere modificati e validati. Sicuramente la riabilitazione è un aspetto da valutare, anche perché non sono chiari gli esiti di questa malattia e quindi se è necessaria una riabilitazione respiratoria, ma anche altro. Abbiamo notato che sono pazienti che vengono fuori da una lunga ospedalizzazione per cui un intervento di tipo riabilitativo motorio e anche una riabilitazione respiratoria potrebbero supportare una migliore ripresa”.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

27 Aprile 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»