Coronavirus in Uk, Johnson torna al lavoro: “Non sottostimo la crisi”

Il primo ministro inglese torna al lavoro dopo la lunga malatti causata dal coronavirus
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ROMA – “Mi dispiace di essere stato lontano dal mio ufficio piu’ di quanto avevo immaginato. So che questo virus ogni giorno continua a portare molto dolore nelle famiglie ed e’ vero che questa e’ la sfida piu’ grande che abbiamo affrontato dal dopoguerra. Non intendo sottostimare in nessun modo i problemi che stiamo affrontando“: lo ha detto Boris Johnson, nella conferenza stampa di stamani a Downing Street per annunciare la fine della sua convalescenza.

Trovato positivo al Covid-19 il 27 marzo, il premier britannico era stato ricoverato in terapia intensiva il 4 aprile. Dimesso il 12 aprile, sotto consiglio dei medici ha osservato un periodo di riposo che si e’ concluso ieri.

Dopo aver ringraziato il ministro degli Esteri Dominique Raab per averlo sostituito in questo periodo – nel Regno Unito la carica di vice-premier non c’e’ – Johnson ha voluto ringraziare i suoi connazionali “per la notevole grinta e coraggio” dimostrati e del quale continuano a “dare prova” nel resistere all’epidemia di coronavirus.

Nel Regno Unito il bilancio dei decessi ha raggiunto quota 20.319 persone, facendo temere che siano vere le previsioni di vari gruppi di ricerca, che vedono nel Regno Unito il Paese che alla fine contera’ il maggior numero di morti in Europa per coronavirus.

Sebbene un recente sondaggio riveli che il consenso al governo Johnson sia stimato al 52 per cento, i prossimi giorni per il premier e i suoi ministri si profilano impegnativi: crescono infatti le pressioni da parte di chi vorrebbe vedere allentate le misure di distanziamento sociale, mentre le opposizione, contestano misure tardive, pochi tamponi e una risposta sanitaria in generale “inadeguata” a contenere la diffusione del virus.

Nei prossimi giorni si dovrebbe anche capire se Boris Johnson intende tener fede alla sua promessa rispetto alla Brexit: presentare entro giugno le bozze degli accordi senza chiedere a Bruxelles un prolungamento del periodo di transizione – che si concludera’ il 31 dicembre. Da varie parti nell’Ue e’ stato gia’ chiesto di posticipare i colloqui, dal momento che i governi e le istituzioni europee sono impegnate a far fronte alla pandemia.

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27 Aprile 2020
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