Procura Parma fa ricorso contro 4 riconoscimenti figli coppie gay, Pizzarotti: “Io vado avanti”

I pm ritengono illegittimi 4 atti di riconoscimento di figli gay effettuati dal sindaco a fine 2018. Pizzarotti tira dritto: "Serve coraggio"
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PARMA –

Nonostante il ricorso da parte della Procura Federico Pizzarotti non si ferma: “Rispetto le idee e le opinioni di tutti, ma sui diritti è necessario essere coraggiosi e andare avanti“. La procura di Parma, scrive il sindaco su Facebook, “ha annunciato ricorso contro il nostro riconoscimento di 4 bambini da parte di coppie dello stesso sesso. Donne che si amano con semplicità, e che al mondo chiedono soltanto di poter amare, curare e crescere i loro bambini”. Ma “se la politica nazionale non ha coraggio, e anzi spesso fomenta odio su questi temi, creando leggi che lasciano lacunose ed interpretabili, sta ancora una volta ai sindaci porsi come frontiera dei diritti dei propri cittadini”.

In Italia, ricorda Pizzarotti postando la foto di uno dei riconoscimenti ‘contestati’ dai magistrati, “sono stati fatti decine di riconoscimenti in questi anni, ma evidentemente un confronto in punta di legge doveva vedere Parma come la prima città a dover difendere un diritto. Lo faremo ancora una volta perché Parma era, è e resterà la città dei diritti“.

 


LA PROCURA: “QUEI RICONOSCIMENTI SONO ILLEGITTIMI”

La Procura di Parma fa ricorso contro il riconoscimento di figli da parte di coppie omosessuali. La decisione, annunciata dalla stessa Procura, riguarda in particolare quattro atti di riconoscimento successivo effettuati il 21 dicembre 2018 “relativo ad altrettanti bambini, effettuati da donne unite civilmente e/o conviventi con le madri naturali; tali riconoscimenti erano stati effettuati dinanzi al sindaco di Parma“, Federico Pizzarotti, “nella qualità di ufficiale dello stato civile”.

Il ricorso porta la firma del procuratore Alfonso D’Avino e del sostituto procuratore Ausiello. In uno dei casi, ricordano i magistrati, “si era trattato di una sorta di riconoscimento incrociato, atteso che ciascuna delle due madri -tra loro conviventi- aveva riconosciuto il figlio partorito dall’altra donna”.

Si tratta “di una vicenda analoga a quella -già pendente dinanzi al Tribunale di Parma- relativa al Comune di Fidenza: in tale ultimo caso, però, l’ufficiale di stato civile aveva rifiutato di ricevere l’atto di riconoscimento, per cui le due donne avevano presentato ricorso al tribunale, e la Procura di Parma era intervenuta, chiedendo il rigetto del ricorso stesso”. Anche la vicenda di Parma, sottolinea la Procura, “si inserisce pertanto nel solco del delicato problema della possibilità che un bambino, riconosciuto alla nascita soltanto dalla madre, venga successivamente riconosciuto come proprio figlio anche dalla donna, convivente o unita civilmente con la madre naturale; in altri termini, il problema se un bambino possa essere riconosciuto come figlio di una coppia omosessuale, possibilità che, nell’ordinamento italiano, ad oggi nessuna norma consente o prevede”. 

“È noto che, tuttavia- si legge ancora una nota della Procura- nonostante lo sbarramento normativo, i sindaci di alcuni Comuni abbiano ritenuto ugualmente di poter ricevere le dichiarazioni di riconoscimento successivo, mentre in altri casi, allorquando la richiesta non sia stata accolta dal Comune, alcuni tribunali abbiano ordinato all’ufficiale di stato civile di ricevere gli atti di riconoscimento. La Procura di Parma, invece, rifacendosi ai principi della separazione dei poteri (con il richiamo alla non ingerenza del potere giudiziario nel settore legislativo, ed al rispetto delle reciproche perimetrazioni) e del rispetto della legge (non solo dal punto di vista dell’ossequio formale, ma da quello sostanziale) ha sostenuto l’illegittimità degli atti di riconoscimento in questione“.

Negli atti di ricorso al Tribunale, la Procura “ha infatti evidenziato che, secondo le norme del codice civile e dell’ordinamento dello stato civile, l’atto di riconoscimento successivo (ovvero proprio quello ricevuto dal sindaco di Parma) è previsto solo per il figlio nato fuori dal matrimonio e può essere effettuato esclusivamente dalla madre e dal padre che non lo abbiano riconosciuto al momento della nascita. Pertanto, visto che, nei quattro casi in questione, il riconoscimento originario del bambino era stato effettuato solo dalla madre, il riconoscimento successivo poteva essere effettuato esclusivamente dal padre e non da un’altra donna, che ovviamente non è madre né tantomeno può essere padre. A sostegno della tesi contraria al riconoscimento, la Procura ha prodotto anche una relazione tecnica da parte dell’Ufficio di Stato civile di Parma, che si è espresso nel senso di ritenere non accoglibile il riconoscimento richiesto dalle coppie omosessuali, proprio perché non previsto dal nostro ordinamento”.

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