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Acea, Raggi: “Acqua non può sottostare a speculazione, rimettere cittadino al centro”

ROMA - L'acqua e' una "risorsa pubblica
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@AntonioFraioli


ROMA – L’acqua e’ una “risorsa pubblica sempre più preziosa, e in quanto tale va salvaguardata. Non a caso nello statuto di Roma Capitale stiamo riconoscendo il diritto all’acqua. I cittadini devono tornare a essere il punto di riferimento di Acea“. Cosi’ il sindaco di Roma Capitale, Virginia Raggi, intervenendo all’Assemblea ordinaria di Acea presso la Centrale di Tor di Valle.

“Attraverso Roma Capitale sono membri a pieno titolo del Consiglio di Amministrazione e vanno ascoltati. Mi riferisco alla volontà popolare espressa nel referendum del 2011 e alla tutela delle fasce più deboli. Dobbiamo garantire questo diritto sempre- ha aggiunto la prima cittadina- come obiettivo strategico prioritario: l’innovazione non puo’ prescindere dalla limitazione degli sprechi, dalla valorizzazione del recupero delle acque e del loro riuso. La proprieta’ dell’infrastruttura non deve pregiudicare la pubblicita’ delle risorse idriche. Non può sottostare esclusivamente a logiche di mercato speculative”.

Non si tratta di una riflessione meramente ideologica. L’attenzione alla salute pubblica, alla salvaguardia del territorio e all’ambiente sono leve concorrenziali che ormai rappresentano un valore aggiunto ed un vantaggio competitivo sui mercati in cui Acea deve essere leader. E’ un cambio di orizzonte- ha proseguito Raggi- che fa riferimento ad esperienze altamente remunerative già presenti sui mercati internazionali”.

Innovare è indispensabile per crescere. Dobbiamo avere il coraggio e l’intelligenza di farlo. L’innovazione è un volano per il territorio e per gli interessi dei clienti di Acea e dei suoi azionisti. L’azienda certamente ne beneficerà nel medio e lungo periodo, consegnandogli una leadership nel settore. I tempi- ha concluso la sindaca- sono ormai maturi”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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