VIDEO | Coronavirus, Guida (Vis): “Resto a Betlemme per creare nuove start up”

Con l'ong in Palestina per creare lavoro e imprese al femminile
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ROMA – “L’Autorita’ nazionale palestinese ha risposto in maniera immediata ed efficiente non appena si sono registrati i primi casi di contagio da coronavirus, applicando misure forse persino piu’ estreme di quelle dell’Italia. Dopo un mese, i casi confermati ufficialmente sono meno di 60. Nonoostante avessi la possibilità di tornare in Italia, ho comunque deciso di restare: voglio essere qui una volta finita la crisi sanitaria, per riprendere le fila del nostro progetto sulla creazione d’impiego per donne e giovani”.

CHI E’ SALVATORE GUIDA

Salvatore Guida ha 30 anni ed e’ project manager per il Vis – Volontariato internazionale per lo sviluppo, ong italiana presente con vari progetti nel mondo. A Betlemme, in Cisgiordania, Guida lavora per il Vis da quasi tre anni e da novembre segue un progetto finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) volto a creare startup, sviluppo d’impresa e “social business” tra la popolazione locale, con un’attenzione particolare per le donne, spesso la componente piu’ fragile della societa’ in contesti di disagio.

La pandemia pero’ ha raggiunto anche la Palestina. “Betlemme e’ stato proprio il focolaio del coronavirus” dice Guida. “Il 5 marzo, il giorno in cui sono stati individuati i primi casi, l’Autorita’ nazionale palestinese ha immediatamente chiuso la citta’ e i due conglomerati urbani con cui la confina, insieme a scuole e universita’. Alcune strade sono state isolate con blocchi di cemento e la polizia vigila affinche’ circolino solo persone con ‘comprovate ragioni di necessita”. Per la spesa sono state stabilite fasce orarie”. Una stretta che si spiega con le vulnerabilita’ particolari del contesto palestinese, secondo il responsabile del Vis: “Il sistema sanitario e’ debole e non sopporterebbe la sfida che sta affrontando l’Italia”. Oltre alla Cisgiordania c’e’ la Striscia di Gaza, dove ieri da due i contagiati sono aumentati a sette. In Israele invece il bilancio supera gia’ i mille casi. A determinare i primi contagi, secondo Guida, sono stati “i tanti lavoratori che tornano dall’estero, soprattutto da Francia e Pakistan, e che Israele lascia entrare anche a suo proprio rischio”.

La decisione di restare e’ stata tuttavia assunta dopo un’attenta analisi: “L’aeroporto di Tel Aviv consente agli stranieri di partire e, nonostante i blocchi alle strade, in caso di emergenza si puo’ almeno raggiungere l’ospedale di Gerusalemme”.
Il responsabile spiega i motivi per cui ha scelto Betlemme al ritorno in Italia: “Avevo paura che, una volta partito, sarei rientrato tra tanti mesi, ossia una volta finita l’emergenza. Il governo di Israele prevede che bisognera’ aspettare luglio. Io sono legato al mio lavoro oltre che alla Palestina e voglio esserci quando si potra’ ricominciare a lavorare”. Un intervento, questo del Vis, che sara’ ancora piu’ essenziale “dal momento che l’emergenza-pandemia sta gia’ danneggiando l’economica locale, fondata soprattutto sul turismo”. Ancora Guida: “Non e’ facile stare qui da solo, ma i responsabili della mia ong mi contattano quotidianamente, inoltre qui ho tanti buoni amici che si preoccupano di come sto. Per ora lavoro da casa: sbrigo faccende burocratiche e tengo i rapporti con i partner, cosi’ non appena tutto sara’ finito, ripartiamo”.

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27 Marzo 2020
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