Burundi, rilasciate le ragazze degli scarabocchi. Ammoniti i genitori

Lieto fine per l'assurda vicenda dei giorni scorsi, con tre ragazze tra i 15 e 17 anni detenute per aver scarabocchiato sulla foto del presidente del Burundi. Non ci sarà nessun processo per vilipendio al capo dello Stato
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Sono state liberate le tre adolescenti del Burundi arrestate insieme con altri quattro compagni per aver scarabocchiato su una foto del presidente Pierre Nkurunziza pubblicata nei loro libri di scuola. Lo riferisce, tra gli altri, il sito d’informazione ‘Africanews’, specificando che il rilascio è avvenuto ieri e riportando alcune dichiarazioni del ministro della Giustiza Aimee Laurentine Kanyana. Da queste ultime si evince che le tre ragazze non saranno processate per “vilipendio al capo dello Stato”, come era stato annunciato precedentemente dal tribunale di Kirundo, la provincia del nord-est del Paese dove si sono svolti i fatti.

LEGGI ANCHE: In Burundi scoppia la protesta social: “Liberate le ragazze degli scarabocchi”

Chiediamo ai genitori di rafforzare l’educazione dei loro bambini” ha detto il ministro. “La prossima volta, la giustizia sanzionerà questi comportamenti”. Il rilascio delle ragazze, di età compresa tra i 15 e i 17 anni, è avvenuto dopo che sui social molti utenti avevano iniziato a pubblicare foto di Nkurunziza ritoccate a penna o al computer e accompagnate dall’hashtag “scribbling is not a crime”, “scarabocchiare non è un crimine”. Gli altri quattro ragazzi erano già stati liberati poco dopo il fermo, avvenuto oltre dieci giorni fa.


Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»