Prato, arrestata la donna che ha avuto un figlio dal 13enne a cui faceva ripetizioni

Ora il ragazzo ha 14 anni e il bambino 5 mesi. Gli incontri tra i due avvenivano a casa della donna, che è stata denunciata dopo che la famiglia del ragazzo ha saputo la vicenda
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ROMA – Colpo di scena nell’indagine sull’operatrice sanitaria di 31 anni che a Prato ha avuto un figlio da un adolescente a cui faceva ripetizioni di inglese: la donna è stata arrestata (è ai domiciliari) con l’accusa di violenza sessuale per induzione. La donna è sposata e ha un altro figlio.

Il neonato nato dalla relazione con il ragazzino ora ha 5 mesi, mentre il ragazzino che è il padre ne ha compiuti 14. La relazione tra i due sarebbe iniziata quando il ragazzo aveva 13 anni e frequentava le scuole medie: i due si incontravano a casa della donna, una conoscente della famiglia di lui, che lo aiutava con l’inglese.

Il caso era emerso nelle scorse settimane e si era diffusa la notizia dell’indagine a carico della donna, nata da una denuncia presentata dalla famiglia del giovane una volta saputi i fatti. A quanto pare, il ragazzo era diventato nervoso, irritabile ed era sembrato strano ai genitori. Ancor più probabilmente dopo che la donna lo aveva messo al corrente che quel bambino fosse suo. Bambino che in ogni caso era stato riconosciuto dal marito della donna come proprio.

I genitori del 14enne, dopo aver sentito il racconto del figlio e aver visto alcune chat che si era scambiato con la donna, sono andati in Procura per denunciarla. L’inchiesta è stata aperta e la donna è stata indagata per atti sessuale con minore. Subito sono partiti i controlli sulla donna: venerdì 8 marzo è stata perquisita ed è stato prelevato il Dna al bambino (e a lei): da questo test è arrivata la conferma che il padre del neonato fosse l’adolescente. Oggi l’arresto sulla base di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip, che ha disposto per la donna gli arresti domiciliari.

A inizio marzo si era parlato dell’accusa di atti sessuali con minore, ma oggi, insieme alla notizia dell’arresto, si è appreso che la situazione della donna si è aggravata perchè il reato contestato è più grave: è quello di violenza sessuale per induzione. La misura dell’arresto, chiesta dalla Procura, è stata decisa per impedire la reiterazione del reato. Perchè, dopo che era emersa la notizia dell’inchiesta, la donna aveva continuato a sentire il ragazzino. E anzi, a quanto pare lo aveva minacciato con messaggi Whatsapp dicendo di volersi uccidere se lui avesse insistito per rompere la relazione.

Gli investigatori hanno accertato anche la frequentazione, da parte della donna, di siti pedopornografici. Sono in corso accertamenti per capire se la 31enne abbia avuto contatti con altri minori.

Indagato anche il marito della donna, a cui sarebbe contestato il reato di alterazione di stato, legata al fatto di aver mentito sullo stato civile del bambino riconosciuto come suo. A notificare l’ordinanza (di 40 pagine) alla donna sono stati gli agenti della Squadra mobile, che hanno nuovamente perquisito la casa della coppia.

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