Il Venezuela è sempre più in crisi

Corruzione, sicurezza ai minimi storici e una inflazione neutralizzando il valore della moneta nazionale
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Alto consigliere per il post conflitto Rafael Pardo, con il capo delle Farc Rodrigo Londoño Echeverri

Bogota’ (Colombia) – A poche ore dall’apertura dell’assemblea dell’Organizzazione degli stati americani (Osa), dove la situazione venezuelana sara’ posta sotto i riflettori grazie a un documento in cui 14 stati membri chiedono a Maduro lo svolgimento delle elezioni nazionali e la liberazione dei prigionieri politici, la situazione in Venezuela e’ sempre piu’ dura.

Corruzione, sicurezza ai minimi storici e una inflazione – prevista per quest’anno al 1.600% secondo il Fondo monetario internazionale – neutralizzando il valore della moneta nazionale, il bolivar, e creando non poche difficolta’ nelle spese comuni della gente, sono i fattori che caratterizzano la grande crisi del paese sudamericano.

Pagare un prodotto con voluminose mazzette di cartamoneta, e vedere poi i negozianti che le contano attraverso le macchinette contasoldi impiegate dagli sportelli bancari, sono diventate una scena ordinaria a Caracas.

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Le compagnie dei taxi, ad esempio, hanno dotato le vetture del Pos, per permettere il pagamento elettronico agli stranieri che, arrivando dall’estero, non possono procurarsi la gran quantita’ di denaro che servirebbe loro per le spese quotidiane.

Ai bancomat, dove il ritiro dei soldi e’ razionato, le file sono lunghe. Un bel paradosso, per un paese che cela nel sottosuolo una delle riserve di petrolio piu’ grandi al mondo.

La gente quotidianamente fa fatica a reperire generi alimentari e medicinali di base.

Il razionamento del cibo e’ stato rinominato dai venezuelani “la dieta Maduro”, mentre le industrie del settore lamentano blocchi continui delle linee di produzione per mancanza di materia prima e l’acquisto di prodotti importati nei supermercati ha prezzi da capogiro.

Recentemente il governo ha fatto sequestrare un alto numero di panetterie accusandole di rubare la farina.

In realta’, secondo le testimonianze raccolte della stampa, i fornai non potevano produrre il pane perche’ non disponevano della farina necessaria.

Anche i medicinali scarseggiano, al punto che Maduro, la settimana scorsa, ha chiesto ufficialmente aiuto alle Nazioni Unite per rispondere all’emergenza.

Il risultato di queste decisioni presidenziali e’ che in automatico si alimenta il mercato parallelo del contrabbando che in Venezuela, e ai suoi confini, e’ sempre piu’ prospero.

I principali prodotti sul mercato nero sono, oltre a cibo e medicine, anche la benzina. Ad oggi, chi non scende in piazza per manifestare contro il governo decide di scappare dal Venezuela.

Nel 2016 sono arrivati solo in Colombia circa 200mila venezuelani, il dato e’ riferito alle persone che hanno varcato la frontiera regolarmente.

Questo ha causato non pochi attriti tra i due paesi, con il Presidente Maduro sempre pronto a chiudere le frontiere per qualche giorno accusando i colombiani di traffici illeciti di denaro e altro. Ma la diaspora venezuelana cresce in tutta l’area caraibica e anche verso il nord America.

Probabilmente quanto decidera’ l’Organizzazione degli stati americani servira’ da scossa per la ripresa di un paese che ad ora non vede la luce in fondo al tunnel.

di Silvio Mellara, giornalista

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