Pd, dopo Letta anche Di Giovan Paolo: “Con Orlando, segretario arbitro e non padrone”

ROMA - "Per questo serve un segretario arbitro e non padrone e che creda al partito, non che
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ROMA – “Per questo serve un segretario arbitro e non padrone e che creda al partito, non che semplicemente ‘scali’ il partito. La tua proposta di candidatura mi interessa e la sottoscrivo se anche tu accetti la sfida di mischiarti con me, con la mia cultura politica e con le culture altre, diverse dalla nostra storia: non perderemo le nostre identità, acquisteremo di nuovo il diritto a fare del Pd un partito  e forse l’unico partito del futuro degli italiani”. Così Roberto Di Giovan Paolo, un passato nella sinistra Dc, giornalista ed ex senatore del Pd, nella lettera aperta inviata al candidato alla segreteria Andrea Orlando.

Caro Andrea , veniamo da storie e culture differenti,  ma da dieci anni militiamo nello stesso partito e da circa venti siamo dalla stessa parte della barricata… non é poco…. Vengo dalla sinistra Dc che é stata la ‘mia tribù’ nella federazione di partiti che era la Dc e quando é finita quella storia ho cercato prima la mia identità politica nel Ppi e poi, dopo la ridicola espulsione di noi maggioranza da parte di Buttiglione ho abbracciato con gioia l’Ulivo transitando con allegria al Pd  senza dar troppo conto alla transeunte Margherita. Il Pd mi é sembrato il compimento di cose come le giunte Dc-Pci, la giunta Orlando di Palermo e della sua ‘Primavera’, il ricongiungimento delle forze della Resistenza sulla scorta della visione profetica Dossettiana, impossibile in quegli anni di guerra fredda…”.

“Con quello spirito ho lavorato (e lavoro) nel Pd- prosegue Di Giovan Paolo- vedendo con angoscia bruciare segretari, riproporre stantie idee di ‘ditta’ del novecento, crescere l’incultura della chiusura e dell’assenza di confronto culturale che ha prodotto non solo quest’ultima improvvida scissione (colpevole chi va e chi non ferma) ma anche tanti addii singoli che mi hanno addolorato egualmente. Ora siamo arrivati ad una idea personale e personalizzata di un partito che é meno dell’Ulivo, che ci sembrava stretto dieci anni fa”.

“Oggi- prosegue la lettera aperta di Roberto Di Giovan Paolo in appoggio alla candidatura a segretario di Andrea Orlando- se non si fa questo sforzo ci sarà solo uno scontro elettorale tra sistema ed anti sistema con una grande coalizione o di opposti destra sinistra o di anti Europa  anti immigrati anti tutto. Non possiamo e non dobbiamo accettarlo. Dobbiamo allargare il gioco. Dobbiamo ricreare le condizioni per la politica di tutti, con rispetto per tutte le culture e con umiltà per quanto la politica non riesce a dare…”.

“Ecco, caro Andrea, questo é un frammento della riflessione di uno. Di uno che vale uno davvero, non come certi nostri avversari. Credo che valga la pena provare a far ripartire il Pd dai contenuti e dal confronto, anche dal conflitto, che però si definisce entro i confini del Congresso. Lo Statuto ci dà ampi margini per dibattere: in direzioni ed assemblee, con referendum interni e via internet eppure in questi anni le riunioni sono calate, la voglia di confrontarsi anche di più e abbiamo sostituito la polemica personale alla franchezza  e l’approfondimento sui temi… siamo diversi e veniamo da storie diverse, per fortuna, direi. Però credo  che dopo questi anni assieme condividiamo l’idea che il partito sia uno strumento e non un fine; ma uno strumento di democrazia da costruire e mantenere con cura, dove tutti debbono sentirsi a casa loro e dove tutti devono avere il gusto di provare a fare proposte, sperimentare, ed anche sbagliare. Io credo che anche altri che vengono dalla mia storia e da tante storie ‘sperimentatrici di democrazia’ vorrebbero provare a costruire un luogo aperto a tutti e non già definito per essere semplicemente utile al Governo della società…”.

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