Case anziani, a Bologna protesta dipendenti: “Ci tolgono i diritti”/FOTOGALLERY

Chiedono la riapertura della trattativa per il rinnovo del contratto nazionale: in Emilia-Romagna sono circa 1.500 lavoratori
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BOLOGNA – “Contratto, contratto” e “Vergogna, vergogna”. I lavoratori delle strutture private per anziani di Anaste (Associazione nazionale strutture terza età) dell’Emilia-Romagna scendono in strada scandendo per tutta la mattinata queste due parole, per chiedere la riapertura della trattativa per il rinnovo del contratto nazionale. Insieme ad altre piazze italiane, in occasione dello sciopero nazionale indetto da Fp-Cgil, Fisascat-Cisl, Uil-Fpl e Uiltucs-Uil, in 150 si sono presentati sotto la sede di Anaste in strada Maggiore, a Bologna, per protestare contro le nuove condizioni proposte dall’ente, bloccando ripetutamente il traffico e distribuendo volantini ai passanti.

In particolare, la protesta è contro “l’aumento dell’orario di lavoro da 38 a 40 ore settimanali a parità di retribuzione”, il “mancato pagamento dei primi tre giorni di malattia” e “l’aumento medio lordo di 19 euro”. Una situazione che coinvolge circa 1.500 lavoratori in Emilia-Romagna e 20.000 in tutta Italia. “Nel biennio 2010-2012 è stato negato l’aumento contrattuale, e oggi Anaste non solo non vuole ancora rinnovare il contratto ma chiede addirittura di rinunciare ai diritti dei lavoratori- spiega Malgara Cappelli, segretario generale della Fisascat-Cisl dell’area metropolitana bolognese- siamo qui per chiedere con forza la riapertura della trattativa”.

“Qui ci sono persone che hanno mediamente 50 anni, lavorano h24 e fanno fatica ad arrivare all’età della pensione perchè si spaccano la schiena con gli anziani– prosegue Marco Bonaccini della segreteria regionale Fp-Cgil- a fronte di un finanziamento pubblico, devono esserci condizioni eque per gli anziani e per le persone che lavorano dentro a queste strutture. Ecco perchè oggi stiamo protestando”. Per questo infatti le sigle sindacali intendono chiedere un incontro con la Regione. Poichè quasi tutte le strutture Anaste sono accreditate con viale Aldo Moro, le sigle sindacali chiedono di incontrare le istituzioni: “Abbiamo chiesto un incontro con la Regione e i Comuni, perchè questi enti percepiscono danaro pubblico- aggiunge Gerry Ferrara, segretario della Uil-Fpl di Bologna- vogliamo capire perchè non vengono rispettate le regole contrattuali previste anche per il pubblico impiego”.

di Davide Landi, giornalista

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