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I Cinque Stelle possono salvare Conte. Perché non lo fanno?

di maio conte
Numeri alla mano hanno la forza parlamentare imprescindibile in qualsiasi scenario
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ROMA – Il Movimento Cinque Stelle ha un’arma sicura per blindare Giuseppe Conte. Ma deve usarla oggi, alla vigilia delle consultazioni politiche al Quirinale, che potrebbero segnare l’uscita di scena del premier. L’arma è presto detta: illustrare al presidente della Repubblica la scelta di Giuseppe Conte senza nessuna subordinata. Conte o il voto.

La forza di Matteo Renzi, capo di un partito tra il 2 e il 3 per cento, è infatti una sola, come lui stesso ha ammesso: che comunque vada lui scommette che non si andrà a votare. O meglio, che i parlamentari farebbero di tutto pur di non andare a votare. La paura del voto è il motivo per cui Renzi ha prodotto la crisi adesso. Dal 3 agosto in poi, quando si entrerà nel ‘semestre bianco’, il presidente della Repubblica non potrebbe più sciogliere le Camere. Non ci sarebbe nessun rischio voto, e di converso nessuna paura del voto, direbbe il saggio Catalano. Oggi, invece, andare anticipatamente alle urne è ancora possibile.

A dire il vero le opposizioni di centrodestra lo chiedono a gran voce e dal loro punto di vista hanno qualche ragione. Tanto più che il referendum istituzionale sul numero dei parlamentari ha reso l’attuale parlamento a 945 componenti di colpo obsoleto.

Ma Renzi scommette che proprio per questo i parlamentari faranno di tutto per allontanare il più possibile il momento del voto. E più di tutti lo faranno quelli che maggiormente dovrebbero tenere al destino di Giuseppe Conte, i 283 parlamentari M5s. Con il taglio dei parlamentari, al prossimo giro i posti a disposizione in Parlamento saranno decurtati di un terzo. Per dire, un partito come il M5s che è entrato nelle Camere con 338 tra senatori e deputati secondo le proiezioni più attendibili nella prossima legislatura ne avrebbe tra i 70 e gli 80. Più di 200 degli attuali onorevoli grillini saluterebbero i Palazzi della politica, che del resto loro hanno in così forte spregio.

Per far saltare la profezia che si autoavvera renziana basterebbe ai M5s minacciare seriamente il voto. È chiaro infatti che un partito come Italia viva sarebbe drasticamente ridimensionato da una consultazione con meno posti a disposizione e con una legge elettorale che come il rosatellum è un mix di proporzionale e maggioritario. I Cinque Stelle dovrebbero in sostanza ribaltare il tavolo e giocare loro sulla paura dei 18 senatori e 29 deputati renziani di andare alle urne. Dalla loro i M5s hanno una forza che nessun altro gruppo può vantare: i numeri. Sono il partito di maggioranza relativa, con 195 deputati e 92 senatori. Se oggi alla vigilia delle consultazioni dicessero chiaramente che non ammettono alternative a Conte, e che l’unica alternativa che considerano sono le urne, probabilmente la spunterebbero. E salverebbero il premier.

La forza dei numeri, unita alla strategia delle opposizioni, li rende infatti insostituibili. Alla Camera se i loro 191 deputati si aggiungessero nella richiesta del voto, ai 255 del centrodestra (91 Fi, 33 Fdi, 131 Lega), arriverebbero a 446 su 630: nessun governo sarebbe possibile. Al Senato se sommassero i loro 92 senatori ai 134 di Lega (63), Fi (52) e Fdi (19) nella richiesta del voto arriverebbero a 226 su 321. Non ci sarebbero alternative se non il voto.

Numeri cinque stelle

Perché allora non lo fanno? Perché non danno un sostegno a quei parlamentari Italia viva che si sforzano di dire a Matteo Renzi che non è il caso di far cadere Conte? Nel silenzio, i sospetti sono legittimi.

Una cosa è certa, infatti. Per un eventuale governo dopo Conte i numeri dei M5s peseranno ancora. E saranno loro ad esprimere il parere vincolante sul premier. Ma questo a patto che si decidano a farli pesare, quei numeri.

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