Libici in cura a Milano, verifiche su consolato e servizi in campo

Sul caso, già all'attenzione della Procura fa il punto alla Camera la viceministra degli Esteri Marina Sereni
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MILANO – Si allarga alle “dinamiche che hanno consentito ai due presunti aggressori di allontanarsi dal territorio nazionale e su eventuali connivenze o complicità in ambito consolare e, in generale, sulle modalità di arrivo in Italia dei combattenti libici” l’indagine della questura di Milano sul caso dei tre combattenti libici feriti curati al gruppo San Donato. Due di loro rientrarono subito in patria- senza dunque rispondere di un reato commesso in Italia- dopo aver accoltellato un connazionale nel gennaio 2020 a Milano.

Sul caso, già all’attenzione della Procura (con un’indagine coordinata dal capo del pool antiterrorismo Alberto Nobili) fa il punto alla Camera la viceministra degli Esteri Marina Sereni, in risposta al deputato palermitano di Liberi e Uguali Erasmo Palazzotto. Risulta a Palazzotto che la fuga dei due libici sarebbe avvenuta “in macchina fino a Roma da dove sarebbero stati imbarcati su un volo verso la Libia”. Il deputato di Leu accredita poi l’ipotesi avanzata dagli stessi inquirenti sul fatto che i combattenti libici sono stati “fatti rientrare immediatamente nel loro Paese nel timore che, dopo essere stati indagati per l’aggressione, avrebbero potuto rivelare qualcosa che presumibilmente sarebbe dovuto rimanere segreto” e per questo, spiega il deputato, “qualcuno in Libia, avrebbe avuto tutto l’interesse a farli tornare immediatamente”.

Laconica la viceministra Sereni: “I due presunti aggressori non risultano più presenti sul territorio nazionale“. Da allora “il ministero dell’Interno ha indicato che è attivo un accurato monitoraggio da parte degli organismi di sicurezza nei confronti di tutti i militari e combattenti libici feriti”.

L’accoltellamento portò alla luce la presenza (in sostanza clandestina) dei combattenti libici in Italia, frutto di un accordo- torna a precisare Sereni- di tipo “privatistico” tra Gruppo San Donato e Libia “senza il coinvolgimento del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale” e con “oneri finanziari esclusivamente a carico delle parti libiche contraenti”.

A Palazzotto risulta che tra questi militari, inquadrati nell’esercito del Governo di Accordo Nazionale libico riconosciuto dalla comunita’ internazionale, “vi sarebbero appartenenti ad alcune delle più famigerate milizie, comprese quelle accusate dall’Onu di gravi violazioni dei diritti umani, di abusi sui migranti e di vari crimini”.

I fatti risalgono al 15 gennaio 2020, quando il libico ferito dai commilitoni fu ricoverato all’ospedale San Raffaele dopo l’aggressione avvenuta “all’interno di un albergo vicino all’ospedale San Raffaele, dove i tre alloggiavano sempre nell’ambito del programma riabilitativo previsto dal suddetto accordo”, precisa la viceministra. I tre- ha aggiunto Sereni citando informazioni avute dal Viminale- alloggiavano all’hotel Rafael “in attesa di ricevere altre cure che non prevedevano un’ulteriore ospedalizzazione”.

Il 4 febbraio 2020, rispondendo a un’interrogazione in consiglio regionale, l’allora assessore al welfare della Lombardia, Giulio Gallera, disse che Ats Milano avrebbe multato il gruppo San Donato a seguito di due ispezioni del 24 e 27 gennaio al San Raffaele e Ville Turro. Le sanzioni possono raggiungere un massimo di 150.000 euro e prevedere anche la sospensione dall’accreditamento, precisò Gallera. Anche la leader di +Europa Emma Bonino ha chiesto in passato al governo quali siano gli accordi che riguardano eventuali corridoi sanitari in Italia per i combattenti libici.

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