Non solo Shoah: la Memoria raccontata attraverso storia, cultura e cucina del popolo ebraico

Le nuove generazioni immaginano gli ebrei solo nella Shoah, senza sapere ciò che è accaduto prima e ciò che accade oggi
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ROMA – A 75 anni dalla liberazione dei campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau, si continua a fare esercizio di memoria uscendo raramente fuori contesto. Eppure per capire la Shoah, una delle più grandi tragedie dell’umanità, sarebbe necessario conoscere la cultura, la storia e le tradizioni del popolo ebraico. Un popolo sopravvissuto a millenni di persecuzioni da parte di tutta Europa, di cui le deportazioni naziste sono solo l’apice, che tuttavia non ha mai smarrito il proprio senso identitario. 

Un popolo che si racconta attraverso la sua arte, la sua abilità artigianale e manifatturiera, i suoi scritti e perchè no, la sua cucina. In occasione del Giorno della Memoria quindi, oltre alle commemorazioni istituzionali di rito, ci siamo concentrati su alcuni aspetti che aiutano solo in minima parte a conoscere meglio una delle comunità ebraiche più numerose e sicuramente più antiche d’Italia, quella di Roma. Attraverso il suo museo e i suo delizie enogastronomiche.

LA STORIA RACCONTATA A MUSEO EBRAICO ROMA

Didattica, storia, tradizione e ovviamente memoria. Tutto questo è il Museo Ebraico di Roma, che da 60 anni racconta una delle comunità più antiche della Capitale, dai primi insediamenti, nel II secolo a.C., fino ai giorni nostri. Nel mezzo, una lunga storia di persecuzioni di cui il rastrellamento del ghetto del 1943 e la successiva deportazione nei campi di sterminio costituiscono solo l’apice. 

“In questo luogo- ha spiegato all’agenzia Dire Lia Toaff, curatrice del museo che ogni anno accoglie oltre 100mila visitatori- raccontiamo la storia degli ebrei dall’Impero romano, proseguendo con la chiusura del ghetto nel 1555, fino alla liberazione nel 1870 che tuttavia durò molto poco”. Passarono infatti appena 70 anni e gli ebrei romani si ritrovarono ancora in un incubo: con le leggi razziali del 1938 è iniziato infatti il periodo più buio, terminato solo con la liberazione dei campi di sterminio.

“Quello che è accaduto nel 900- ha aggiunto la curatrice del museo- deve essere contestualizzato all’interno di una storia millenaria”. Limitarsi al periodo nazi-fascista per capire la Shoah, quindi, non è sufficiente: “Le nuove generazioni immaginano gli ebrei solo nella Shoah, senza sapere ciò che è accaduto prima e ciò che accade oggi. Il lavoro che facciamo qui va in questa direzione: rendere il visitatore cosciente della storia degli ebrei a Roma, dal principio”. Consapevolezza quindi e responsabilizzazione: “La Shoah- ha sottolineato Toaff- non è un evento così distante, ma è accaduta appena qualche decennio fa. Bene quindi il Giorno della Memoria, a patto che si vada oltre i soliti slogan e si contestualizzi quanto accaduto”.

Non solo Memoria, quindi, ma arti, cultura e tradizioni: “In questo luogo conserviamo una collezione di oltre 900 tessuti e argenti, unici al mondo e risalenti all’epoca rinascimentale. Questo patrimonio attrae soprattutto adulti e stranieri. Mentre le nuove generazioni sono ovviamente più attratte dalla storia del 900 e dalle drammatiche testimonianze della Shoah- ha concluso la curatrice- come, ad esempio, le istruzioni che venivano rilasciate alle famiglie prima della deportazione”.

A ROMA BA GHETTO E SU GHETTO, LA STORIA E’ ANCHE A TAVOLA

Il ghetto ebraico a Roma. Uno dei luoghi più carichi di fascino, cultura e storia della Capitale. In particolar modo quella enogastronomica. Via del Portico d’Ottavia, infatti, offre una vasta gamma di locali, ristoranti e bar che da sempre deliziano i palati di residenti, cittadini e turisti con i piatti della tradizione Kosher. Uno di questi, Ba Ghetto, è ormai una pietra miliare del luogo, tanto che i titolari da qualche anno hanno raddoppiato l’offerta con Su Ghetto, alternativa allo storico ‘cugino’. 

In occasione del giorno della Memoria, a 75 anni dalla liberazione dei campi di sterminio e a 77 dal rastrellamento del ghetto da parte dell’esercito nazifascista, l’agenzia Dire ha intervistato chi questo luogo continua a viverlo mantenendo alto il ricordo di quanto accaduto anche portando avanti la tradizione culinaria. Amit, appartenente a una famiglia di ristoratori da più di 20 anni, si è trasferito a Roma dallo Stato di Israele nell’87. Hanno iniziato con un locale a piazza Bologna prima di stabilirsi al ghetto con le due attuali trattorie che ogni giorno attirano centinaia di clienti. Impossibile non fare un cenno al significato di questa giornata e all’importanza del lavoro portato avanti dai testimoni della Shoah: “Chi è rimasto- ha detto Amit- ha una bella eredità da portare avanti e lo ha fatto fino ad oggi raccontandoci quanto accaduto. La loro testimonianza è molto importante per noi“. 

“Quando ci siamo trasferiti a Roma- ha ricordato- io avevo 7 anni e all’epoca ancora non mi parlavano molto della Shoah. Hanno cominciato a farlo a scuola, alle medie. Con i miei figli vedo invece che il discorso viene introdotto già dai primi anni delle elementari e anche in famiglia abbiamo affrontato il discorso abbastanza presto. E’ giusto così. Quando venni a conoscenza della Shoah, erano passati solo 40 anni, è stato un grande shock comprendere l’odio che può albergare in una persona”. 

E poi, i viaggi della Memoria. Un’esperienza fondamentale per tutti, ma soprattutto per le nuove generazioni. E’ per questo che appena possibile Amit ci porterà i suoi figli: “Ci andranno sicuramente con la scuola, ma prima vorrei portarceli io”, ha detto. Al centro, poi, la sua attività. “Portiamo avanti tradizioni sia nostre che ebraiche e romane, e con i nostri precetti Kosher raccontiamo un’esperienza culinaria che al ghetto è unica. Ba Ghetto- ha raccontato- ha aperto nel 2008 ma siamo nella ristorazione già da 20 anni e abbiamo una piccola ‘catena’ di famiglia. Questa cucina è apprezzata dalle persone e dai turisti di ogni religione, razza o etnia”. 

Quali quindi, i piatti da non perdere? “Il carciofo alla giudia è il nostro biglietto da visita, non se ne può fare a meno, quindi i bucatini alla Amatriciana con la carne d’oca affumicata e i cous-cous alla berbera con carne e ceci per non dimenticare da dove veniamo”.

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27 Gennaio 2020
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