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Economia, Il ministro Kabore: “Il Burkina Faso chiama l’Italia”

Titolare industria: "Siamo leader per cotone e minerario"
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MILANO – “Abbiamo deciso di venire qui allo Iabw perche’ crediamo sia un’opportunita’ per presentare le occasioni di investimento in Burkina Faso”, un Paese in cui “le aziende italiane possono inserirsi”. E’ ottimista Harouna Kabore, ministro dell’Industria e del commercio del Burkina Faso, parlando oggi con l’agenzia di stampa Dire a margine della terza edizione dell’Italia Africa Business Week-Iabw 2019, forum che quest’anno sbarca a Milano, precisamente al Mico (Milano Convention Centre).
“Siamo qui per parlare agli investitori stranieri e mostrare il potenziale, in materia di trasformazione, della nostra economia – spiega Kabore – attraverso, tra le altre cose, lo sviluppo del settore industriale, e tramite progetti avviati sia dal governo che dai privati, in cui possono inserirsi le aziende italiane”.
L’obiettivo, continua il ministro africano, e’ anche “imparare dagli attori stranieri, capire in che modo funziona la cooperazione tra l’Italia e i diversi Paesi stranieri, come si arriva a certi risultati, e anche per condividere la modesta esperienza del Burkina Faso”.
Tra le maggiori filiere produttive del Burkina Faso, Kabore cita la produzione del cotone, “nella quale il mio Paese e’ tra quelli leader nel continente africano”, progetti minerari e il settore dell’allevamento. “Siamo un Paese molto giovane, in termini di manodopera” aggiunge il ministro. “La nostra posizione geografica e’ ottimale: siamo a un’ora e mezza dalle principali capitali dell’Africa occidentale. Pensiamo quindi che tramite queste potenzialita’ possiamo offrire ottime possibilita’ di sviluppo alle industrie straniere e in particolare all’Italia, con la costituzione di joint venture e lo scambio di tecnologie”.

CARMENATI (AICS): PREMIAMO PMI CHE INVESTONO IN AFRICA

“L’Aics cerca di premiare le imprese che vogliono creare start up in Africa”. Davanti a un pubblico di oltre 400 persone, tra imprenditori, ministri, diplomatici e rappresentanti istituzionali, italiani e africani, lo afferma Leonardo Carmenati, vice-direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics), oggi nel suo intervento alla terza edizione di Italia Africa Business Week-Iabw 2019, il piu’ importante business forum italo-africano, che quest’anno sbarca per la prima volta a Milano.

In media partnership con l’agenzia di stampa Dire, l’iniziativa si svolge oggi e domani al MiCo (Milano Convention Centre), all’insegna del motto ‘Dal Made in Italy al Made with Italy’. Obiettivo: creare opportunita’ commerciali tra le due sponde del Mediterraneo.
In riferimento ai bandi che l’Aics offre alle piccole e medie imprese italiane, il cui modello e’ particolarmente adatto al contesto africano, Carmenati sottolinea che l’Agenzia, “nata come spin off del ministero degli Affari esteri con la riforma della cooperazione introdotta dalla legge n. 124 del 2014”, ha “un budget di 600 milioni di euro, con un braccio operativo quale la Cassa depositi e prestiti, oltre a 140 milioni provenienti dall’Ue”.

Un’istituzione che quindi intende puntare concretamente al supporto di quell’imprenditoria italiana che “dovrebbe cogliere le opportunita’ che ci sono oggi in Africa”, dice ancora Carmenati, ricordando che la legge n. 124 del 2014 ha introdotto “nuovi strumenti e attori nella cooperazione, tra cui le imprese”.

Citando la crescita media dell’Africa oggi del 4%, una popolazione giovane e in forte espansione demografica, il vice-direttore dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo evidenzia che la sfida e’ anche “creare lavoro” in un continente che rappresenta “una priorita’ del governo italiano”, come dimostra il fatto che “tra i 20 Paesi prioritari nel mondo per l’Italia, l’80% sono in Africa”.

Una promozione allo sviluppo che passa quindi, grazie ai nuovi mezzi legislativi, anche tramite opportunita’ commerciali reciproche tra Italia e Africa e, sottolinea Carmenati, “il prezioso ruolo delle diaspore, le comunita’ straniere che accompagnano la cooperazione italiana e ci insegnano come creare ponti con i loro Paesi”.

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