Pochi gli assistenti sociali nel Lazio. “Serve investire sui servizi”

Questa la fotografia dei servizi sociali che la presidente dell'Ordine del Lazio, Patrizia Favali, ha spiegato all'agenzia Dire
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ROMA – “Sono 3.400 le assistenti sociali del Lazio e gli uomini non arrivano al 9%“. Questa la fotografia dei servizi sociali che la presidente dell’Ordine del Lazio, Patrizia Favali, ha spiegato all’agenzia Dire nel corso di un’intervista. 

Sulla questione delle aggressioni “c’è una recente ricerca che è stata fatto dal Consiglio nazionale dell’Ordine che ha stabilito che uomini e donne hanno un rischio analogo. Il vero problema è che questo rischio sta aumentando in questo momento storico, anche a causa della campagna mediatica dopo Bibbiano. Un caso- ha ricordato la presidente- su cui attendiamo chiarezza e che ci ha sconcertato”. Il rischio di aggressione è legato a questa professione “come a tutte quelle di aiuto, ma un certo linguaggio di odio- ha spiegato Favali- contribuisce a non vedere i servizi sociali come la possibilità di essere aiutati. Più tardi si chiede aiuto invece, più sarà difficile trovare una soluzione. Se penso che mi toglieranno mio figlio, non ci vado perchè ho paura e invece la prima cosa che gli assistenti sociali fanno, come dice la legge- ha ribadito- è mettere in atto tutte le azioni per il sostegno al nucleo familiare”. 

Sulla questione dell’occupazione relativa al territorio della Capitale, la presidente ha dichiarato che “Roma ha un sotto-organico notevolissimo, credo non arrivino alla metà degli assistenti sociali che sarebbero necessari”. Da poco “il Comune di Roma ha pubblicato un bando a tempo determinato per 117 posti”. Esistono poi “progetti finanziati in cui intervengono associazioni o cooperative che mettono a disposizione personale tra cui gli assistenti sociali. In alcuni municipi- ha puntualizzato- la tutela dei minori è esternalizzata, cosa su cui non siamo molto d’accordo per la delicatezza della questione. La situazione di Roma non è la peggiore. Se c’è una cosa che Bibbiano insegna è che sui servizi sociali bisogna investire“. 

Quanto alla formazione “è un obbligo di legge come per tutti i professionisti- ha ricordato Favali- e può venire da molte agenzie diverse, anche private; una quota parte la svolgiamo noi come ordine. L’anno prossimo presenteremo il codice deontologico revisionato, al quale stiamo lavorando”. Quanto al meccanismo di controllo sulla correttezza delle relazioni degli assistenti sociali in ambito giudiziario la presidente ha spiegato che “c’è una metodologia. Difficilmente l’assistente sociale di una situazione complessa si occupa da sola, ma chiede l’aiuto di altri professionisti come anche il giudice. Ribadisco che- ha aggiunto- l’inchiesta dei servizi sociali è uno degli elementi che utilizza il giudice e non è vero che il giudice decide sempre come gli assistenti sociali dicono”. Ha aggiunto che “su Roma ci sono gruppi che lavorano anche con le Asl, con l’apporto di psicologi ed è la metodologia che consente di verificare come stanno andando le cose anche se l’assistente sociale è colui che vede direttamente la situazione”. Anche su questo incide la questione dell’occupazione, pensiamo “al piccolo Comune dove magari c’è una sola assistente sociale che magari lavora poche ore a settimana. Lo stesso diritto del genitore di ricusare se non c’è organizzazione territoriale salta”. Per chi sbagliasono previste sanzioni– ha concluso la presidente- il diretto interessato presenta segnalazione all’Ordine e si puo’ arrivare fino alla sospensione”.

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26 Novembre 2019
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