Caso Massaro, Favali (Assistenti sociali Lazio): “Alle due operatrici domande inappropriate”

ROMA – “Le due assistenti sociali si sono trovate di fronte a una situazione molto particolare, a mia memoria mai trovata analoga. Dietro la porta della casa della signora hanno trovato persone, cameraman e giornalisti“. Inizia così la replica chiesta all’agenzia Dire da Patrizia Favali, presidente dell’Ordine degli assistenti sociali del Lazio, a proposito del videoservizio realizzato da DireDonne l’8 novembre scorso sul caso di Laura Massaro, la mamma da mesi in protesta davanti al Tribunale per i minorenni di Roma che con un decreto, eseguibile da un giorno all’altro, motivato dall’accusa di essere “mamma simbiotica e alienante”, ha stabilito che le fosse tolto il figlio di 8 anni.

LEGGI ANCHE 

VIDEO | Laura Massaro: “Viviamo nel terrore, non allontanate mio figlio”

“La visita domiciliare necessita di tranquillità. Le due assistenti sociali- ha spiegato la presidente- dovevano parlare con il bambino, capire come mai non andasse a scuola e si sono trovate in una situazione in cui era impossibile eseguire con riservatezza l’intervento che dovevano fare. Hanno scelto quindi, anche repentinamente come si vede in video, di andare via. La situazione è stata inaspettata per me, immagino anche per loro, e che si trattasse di una visita domiciliare lo riferiscono sia la signora Massaro che il comunicato del X Municipio”.

LEGGI ANCHE

Legale Laura Massaro: “Ctu Cialdella parla ma non conosce le carte”

Ha ricordato poi la presidente che “gli assistenti sociali sono tenuti al segreto professionale e infatti si sono allontanate velocemente e le domande che gli sono state rivolte- ha ribadito- sono state inappropriate. La visita domiciliare è un intervento professionale, i giornalisti non possono stare nelle scuole, negli ospedali o in sala operatoria se c’è un intervento chirurgico. Una forzatura dire che la visita domiciliare fosse il prelevamento”.

A proposito del prelevamento dei minori in casi analoghi, Patrizia Favali ha spiegato che “è prassi che la stessa polizia senta il genitore per concordare le modalità, non so se nel caso della signora sia stato fatto. Se ci fosse stata la visita domiciliare- ha ribadito la presidente- forse le assistenti sociali avrebbero potuto spiegare queste cose al bambino, che in questa situazione sente solo la madre. Forse deve sentire anche le voci degli altri”.

LEGGI ANCHE

INTERVISTA | Alienazione parentale, Laura Massaro: “Noi madri denunciamo quello che accade nei tribunali”

Il caso Massaro e altre storie di madri considerate “alienate” hanno portato alla ribalta la cosiddetta sindrome di alienazione parentale, denominata Pas. “Davo per scontato- ha dichiarato ancora Favali- che fosse acclarato che non ha alcun fondamento di rilievo. Sono colpita che sia citata nel caso della Massaro. Non ho letto le carte e non posso dire se il giudice abbia usato o parafrasato questa sindrome, quel che so e che mi mette il dubbio, come il genitore che dice di aver perso i figli perché povero, è che questo sia il motivo principale dell’allontanamento”.

La presidente Favali, nella sua replica, ha ribadito che “anche nei casi di violenza assistita non è detto che i bambini non si alleino con il genitore violento. I bambini, secondo quando stabilito dalla legge, vanno sentiti, però bisogna capire la situazione generale e non basta che il bambino dica ‘voglio andare da papà’. Questo lo stabilisce il giudice secondo l’inchiesta socio-ambientale degli assistenti sociali, o una perizia ulteriore per capire il bene possibile per il minore”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Guarda anche:

26 Novembre 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»