Dilloagiulia, contro le omofobie quotidiane un sito per denunciare (e sfogarsi)

La piattaforma online risultato 'concreto' della campagna #donotcover, finanziata dal dipartimento di Giurisprudenza dell'Università di Brescia grazie al progetto europeo 'Call It Hate'
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BOLOGNA – “Stavo baciando la mia ex ragazza sull’autobus quando un uomo sui 50 anni ha iniziato a toccarsi, farci l’occhiolino e ad emettere certi suoni come se stesse fingendo di avere un orgasmo“. A raccontarlo, o meglio, a scriverlo è una ragazza di 17 anni di Genova, che grazie al sito dilloagiulia.it ha trovato il coraggio di denunciare un episodio spiacevole di cui è stata vittima, soltanto perché omosessuale. Come lei, in soli 11 giorni altre 153 persone hanno deciso di scrivere la loro testimonianza su Dilloagiulia.it, la piattaforma online risultato ‘concreto’ della campagna #donotcover, finanziata dal dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Brescia grazie al progetto europeo ‘Call It Hate’. Dilloagiulia.it infatti, è un sito web dove le vittime di omotransfobia possono lasciare una testimonianza in anonimo degli abusi subiti, mostrando agli italiani come si concretizzi la discriminazione nei confronti delle persone lgbt. L’obiettivo? “Dimostrare che le denunce ufficiali (appena 63 in tutto il 2017) non corrispondono a quelle reali”, scrive lo Studiomeme che ha sviluppato il portale.

Basta leggere le decine di racconti pubblicati per rendersi conto che l’omofobia è un fenomeno reale, diffuso soprattutto tra le fasce più giovani che spesso non sanno a chi rivolgersi. “L’anno scorso un ragazzo della mia scuola ha spaccato il naso al mio migliore amico solo perché gay e la scuola l’ha espulso, ma senza denuncia”, scrive Chiara di 16 anni, da Como. Ethan invece ha 19 anni vive Pavia e ha ‘raccontato’ a ‘Giulia’ che “oltre al fatto che i miei sono super transfobici e che mio padre voleva curarmi attraverso farmaci e sedute dallo psichiatra, io e una mia amica siamo stati vittime di un’aggressione: dei ragazzi ci hanno lanciato addosso dei petardi, quasi colpendoci, urlando ‘lesbiche di merda’. Per trenta minuti hanno continuato a sparare petardi sotto casa”. Ma accanto agli sfoghi dei ragazzini ci sono anche i racconti di chi è più adulto. C’è Sara, che ha 39 anni e parla della sua esperienza a lavoro per due anni nel settore Attività giovanili di un’amministrazione locale. “Le mie colleghe si riferivano quotidianamente a referenti di altri settori come ‘la lesbica dell’economato’, ‘il frocio dei servizi al cittadino’. Avevo 27 anni- scrive- quello è stato l’ultimo lavoro all’interno del quale non ero dichiarata”. Andrea (27 anni) invece, porta la testimonianza di una recente visita all’ospedale pubblico di Bologna dove il medico insisteva sul fatto che lui potesse avere delle malattie sessualmente trasmissibili dopo il suo coming out. “Nonostante gli abbia confermato che ho fatto i test di recente e non è stato rilevato nulla. Il problema era di tutt’altra natura. Ma dei gay non ci si fida“, scrive. Come spiegano gli ideatori del progetto, il sito continuerà a raccogliere ogni contributo e “sarà una finestra aperta 24 ore su 24 su un mondo di violenza sistematicamente ignorata”. E’ presente anche un timer per ricordare che “più passano i secondi, più il nostro Paese tarda ad essere pienamente civile”. Infatti, tra gli obiettivi c’è anche quello diventare uno ‘strumento di pressione’ fino a quando “non ci sarà una legge che condanni l’omotransfobia come crimine d’odio”.

Il sito contiene anche un vademecum per sapere come comportarsi in caso di violenza, consigliando sempre e comunque la denuncia alle autorità. Insieme a #donotcover il 14 ottobre è partita anche #nientedistrano, una seconda campagna con l’obiettivo di abbattere i pregiudizi nei confronti della comunità trans, promuovendo la conoscenza dell’identità di genere e superare lo stereotipo del sex worker. Le due iniziative saranno accompagnate da affissioni in tre città (Brescia, Perugia e Taranto), flyer informativi e dal sostegno di influencer e partner del progetto quali ArciGay, Brescia Pride, l’Avvocatura per i Diritti Lgbti e Omphalos Lgbti. “Spero che il nuovo portale possa divenire un punto di convergenza per la ricerca e l’approfondimento di nuovi scenari giuridici e sociali“, dice ha Giacomo Viggiani dell’Università degli Studi di Brescia.

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