Mattarella a Trieste per il 62esimo anniversario del ritorno della città all’Italia /FOTOGALLERY

Serracchiani: "Siamo grati al presidente Mattarella che ha voluto nuovamente rendere omaggio alla nostra terra"
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ROMA – “Il Presidente Mattarella a Trieste per il 62° anniversario del ritorno della città all’Italia”. Cosi’ sull’account twitter del Quirinale. “Benvenuto in Friuli Venezia Giulia al Presidente Mattarella che partecipa alle celebrazioni per il 62º anniversario del ritorno di Trieste all’Italia”. Lo scrive su twitter Debora Serracchiani, presidente della regione Friuli Venezia Giulia.

MATTARELLA SALUTA STUDENTI IN PIAZZA UNITÀ D’ITALIA

“Trieste: Mattarella saluta gli studenti delle scuole presenti alla cerimonia in piazza Unità d’Italia”.

 

SERRACCHIANI: PRESIDENTE MATTARELLA ONORA LA NOSTRA TERRA

“Siamo grati al presidente Mattarella che ha voluto nuovamente rendere omaggio alla nostra terra. Gli onori resi oggi al Tricolore in piazza dell’Unità d’Italia a Trieste hanno un significato profondo, che risuona come un messaggio. Dopo la Seconda Guerra mondiale Trieste è stata l’ultimo lembo d’Italia a tornare alla Madrepatria, solo nel 1954, con ampio ritardo dopo incertezze e angoscia, sofferenze e vittime. Il saluto del Capo dello Stato è un riconoscimento alla forza con cui Trieste volle essere italiana”. Lo ha dichiarato la presidente del Friuli Debora Serracchiani al termine della cerimonia di Trieste, prima di accompagnare il Capo dello Stato a Gorizia e successivamente a Doberdò del Lago. “L’arrivo di Mattarella nel capoluogo della Regione- ha aggiunto Serracchiani- rende oggi testimonianza vera alla storia e alla prospettiva della crescita del ruolo strategico di Trieste e di tutto il Friuli Venezia Giulia a servizio del Paese e dell’Europa”.

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GORIZIA. ROMOLI: SI PRESENTA ALL’EUROPA COME CITTA’ MODERNA

Gorizia è soprattutto una città che non ha timore di far sentire la propria voce e che, valorizzando la sua vocazione internazionale, grazie ad innovativi ed efficaci strumenti di collaborazione e di sviluppo, primo fra tutti il Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale, GECTGO con Nova Gorica e Šempeter-Vrtojba, sa presentarsi all’Europa nella sua nuova forma di città matura, propositiva, moderna ed ospitale. A questo proposito, rivendico con orgoglio, insieme ai colleghi di Nova Gorica e Šempeter-Vrtojba, in accordo con i rispettivi Governi nazionali, il non facile risultato di essere riusciti, nell’interesse delle nostre genti, a mettere da parte diffidenze e conflitti, cogliendo l’essenza dell’Unione e trasformando questo territorio di confine in un modello per l’Europa. Un’Europa che, al contrario, a volte sembra smarrire le ragioni della sua esistenza, attuando scelte e decisioni distanti dalle reali esigenze dei cittadini”.

Lo ha dichiarato il sindaco di Gorizia, Ettore Romoli, durante la cerimonia per il centenario del ritorno di Gorizia all’Italia alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del Presidente della Repubblica Slovena, Borut Pahor, al Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, del sindaco di Nova Gorica, Matej Arcon. “La realizzazione di una grande “Zona Economica Speciale Europea”, che ricalchi i confini territoriali del GECT-GO e dia attuazione a quanto già previsto dagli Accordi di Osimo del 1975, riconfermati in sede di adesione della Repubblica di Slovenia all’Unione Europea, consentirebbe un concreto e definitivo decollo delle nostre economie transfrontaliere. Per questo, oggi, mi auguro che il Governo italiano e il Governo sloveno, con una scelta coraggiosa e lungimirante, percorrano questa strada e, di concerto, intervengano nei confronti dell’Unione Europea per agevolare tale ambiziosa opportunità di crescita. Se in passato siamo riusciti a trasformare un “confine di guerra” in un “confine di pace”, la sfida per il futuro è riuscire a superare del tutto i confini con la creazione di un grande spazio economico comune”.

GORIZIA. SINDACO NOVA GORICA: SGUARDO DEVE ESSERE RIVOLTO AL FUTURO

Alla storia guardiamo ognuno con il proprio sguardo. Eppure viviamo in un’Europa unita e per questo motivo il nostro sguardo va ora rivolto ad un futuro comune. Troppo spesso il nostro guardare al passato ci condiziona troppo e non ci consente di notare ciò che invece ci accomuna. La cooperazione transfrontaliera nel Goriziano però è la prova che siamo capaci di superare gli ostacoli e che uniti possiamo creare nuove storie di successo”. Lo ha dichiarato il sindaco di Nova Gorica, Matej Arcon, durante la cerimonia per il centenario del ritorno di Gorizia all’Italia alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del Presidente della Repubblica Slovena, Borut Pahor, al Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, della presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani e del sindaco di Gorizia, Ettore Romoli.

“Con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea e successivamente nell’area Schengen sono stati rimossi numerosi ostacoli, col tempo la cooperazione ha assunto forme nuove, compatibili con lo stile di vita moderno e con le necessità tipiche dell’area di confine – . I Comuni di Nova Gorica, Gorizia e Šempeter – Vrtojba hanno fondato il Gruppo europeo di cooperazione territoriale GECT GO e ottenuto 10 milioni di euro da destinare a progetti congiunti che riguardano l’area transforntaliera. Ciò rappresenta un enorme passo in avanti, in quanto si tratta di pianificare il territorio e tutto ciò che vi è presente insieme, contribuendo in maniera decisiva allo sviluppo di quest’area. In tutto ciò la comunità slovena rappresenta un grande aiuto. Oggi Nova Gorica e Gorizia collaborano in un clima di amicizia e ciò è fondamentale per il futuro“.

GORIZIA. SERRACCHIANI: CONFINE E’ PUNTO DI VICINANZA NON DI DIVISIONE

“Questo è un giorno denso di eventi e significato che ci assegna un preciso compito, etico e politico. Oggi non torniamo solo a celebrare l’unione di Gorizia all’Italia, ma facciamo anche risorgere dalla memoria i luoghi in cui si consumarono acri sofferenze di popoli: due guerre, due dopoguerra, delitti e vendette, fili spinati e muri. Per troppi anni questa è stata la normalità della nostra terra: abbiamo troppo a lungo dimenticato che il confine, anche letteralmente, è ciò che unisce, è il punto in cui siamo più vicini, fino a toccarci, non ciò che divide”. Lo ha dichiarato la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, durante la cerimonia per il centenario del ritorno di Gorizia all’Italia alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, del Presidente della Repubblica Slovena, Borut Pahor, dei sindaci di Gorizia, Ettore Romoli e di Nova Gorica, Matej Arcon.

“La nascita e l’affermazione dell’Europa come soggetto portatore di principi, come fonte di legislazione e come area di libero scambio di merci e persone è stata un evento probabilmente difficile da valutare nel breve periodo- ha detto Serracchiani-. Sicuramente ne avremmo chiare le dimensioni qualora l’edificio dell’Ue implodesse su sé stesso, sotto l’urto delle spinte che non siamo stati in grado di prevedere, prevenire e guidare. La maturità dell’intera classe di governo europea sarà misurata sulla capacità di reagire al fenomeno epocale delle migrazioni. Si può decidere di fare una cosa oppure un’altra, ma bisogna farla tutti insieme. La rottura delle solidarietà europea è una forte lusinga perché promette che gli interessi nazionali e locali saranno difesi e ne trarranno vantaggio immediato. Intanto però si prenda atto che l’Europa ci ha permesso di godere di una pace duratura che ha contagiato i Balcani occidentali”.

GORIZIA. SERRACCHIANI: GUERRA NON E’ ENTITA’ ASTRATTA E LONTANA

La guerra non è più un’entità astratta e lontana. Dall’Ucraina alla Turchia, dalla Siria alla Libia, le fiamme di conflitti sanguinosi lambiscono l’Europa. Nelle nostre stesse città non ci sentiamo al sicuro, per attacchi terroristici che sono dichiaratamente atti di guerra. I nostri Stati, le nostre case, saranno più sicuri senza le istituzioni europee? Oppure sarebbe saggio lavorare per rinsaldarle, dare loro anima, identità e forza per respingere le minacce? Sono le difficili domande del nostro tempo, di fronte alle quali è legittimo non esibire certezze”.

Lo ha detto la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, durante il proprio intervento alla cerimonia per il centenario del ritorno di Gorizia all’Italia. “Rifletto anche oggi, riandando al giorno memorabile in cui Gorizia abbracciò il tricolore: grande l’orgoglio, ma quanto alto il prezzo- ha spiegato Serracchiani-. Per questo, da presidente della Regione, da italiana, da donna, depongo al vostro cospetto”. “Signori Presidenti- ha detto Serracchiani rivolgendosi al Presidente Mattarella e al Presidente Pahor-, una speranza e un appello: che le strade aperte qui a Gorizia e qui a Nova Gorica, in quel gioioso, straordinario inverno del 2007, non si chiudano mai più”.

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GORIZIA. PAHOR: DOBBIAMO IMPEGNARCI PER EVITARE CHE CONFINI RISORGANO

Il nostro desiderio di veder fiorire l’Europa deve vederci sinceri, audaci e ambiziosi. Non è il momento di ascoltare i timori e le sirene dei nazionalismi e nasconderci. È il momento di credere all’Europa che offre pace, sicurezza e benessere”. Lo ha dichiarato il Presidente della Repubblica Slovena, Borut Pahor, durante l’incontro con il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, alla cerimonia per l’anniversario del ritorno di Gorizia all’Italia. “Negli ultimi cento anni abbiamo vissuto due guerre con tante sofferenze, ma oggi tutto è migliorato e questo cambiamento è quello che dovranno vivere i bambini italiani e sloveni- ha detto Pahor-. Se vogliamo garantire loro un futuro di pace allora è il momento di fare del nostro meglio per evitare che i confini vengano imposti di nuovo e far si che l’amicizia sincera tra le nostre popolazioni si approfondisca”.

di Mattia Assandri, giornalista

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