VIDEO | Yemen, anno zero. E quante guerre sull’Atlante…

Nona edizione dell''Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo', alla cui realizzazione ha contribuito anche la ong Intersos
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ROMA – “Guerre e conflitti nel mondo hanno causato un numero di sfollati superiore a quello della Seconda guerra mondiale – oltre 70 milioni di persone – e la pace tarda ad arrivare, anzi in molti casi siamo allo stesso punto da anni, se non peggio: guardate cosa sta accadendo nello Yemen“: a descrivere il quadro all’agenzia Dire è Konstantinos Moschochoritis, segretario generale di Intersos, ong impegnata in 16 Paesi del mondo – tra cui anche l’italia – per un totale di 189 progetti nell’ambito dalle protezione delle persone, dell’assistenza sanitaria e nutrizionale, delle forniture di acqua potabile e strutture igienico-sanitarie e dell’educazione in contesti di emergenza.

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Occasione dell’intervista è la presentazione della nona edizione dell”Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo‘, alla cui realizzazione Intersos ha contribuito. Un testo di 248 pagine da cui emerge che oggi, nel mondo, sono in corso 18 crisi e 30 guerre. Uno strumento utile per accademici, analisti, giornalisti e dirigenti politici, ma anche per le persone comuni, per ragionare sull’attualità internazionale e le cause profonde che determinano situazioni di “non pace”. L’Atlante è importante anche perché, secondo Moschochoritis, dà la parola alle vittime dei conflitti. Ci fa capire bene gli effetti che hanno su queste persone, che non sono numeri ma esseri umani che soffrono situazioni incredibili”.

Il segretario generale cita il caso dello Yemen, “dove la gran parte della popolazione è in pericolo di carestie, di essere uccisa da una bomba oppure di non avere l’accesso a un ospedale”. Il dato più interessante e allo stesso tempo allarmante che emerge dallo studio “è che continuiamo ad avere tanti conflitti, e quasi nessuno di questi sta rientrando”. E in alcuni casi “l’aiuto non basta”. Oggi assistiamo poi al più grande numero di sfollati nel mondo – oltre 70 milioni di persone – dalla Seconda guerra mondiale e ogni anno aumenta”. E in molti Paesi – non solo lo Yemen, ma anche Sud Sudan, Siria, Libia – la situazione “peggiora anziché migliorare” dice Moschochoritis. “Lo vediamo sul terreno, ma anche attraverso le testimonianze delle persone che aiutiamo”.

Quali sono le principali sfide a cui fa fronte oggi Intersos nel mondo? “Lo Yemen, come già detto, rappresenta una sfida enorme: oltre 20 milioni di persone hanno bisogno di aiuto. A questo si aggiunge la difficoltà di avere accesso alla popolazione. Oppure le zone colpite da Boko Haram in Nigeria, il conflitto siriano… La lista è lunga. Il vero problema è che non basta esserci, ma è indispenSabile avere accesso alle popolazioni colpite e questo ogni anno diventa più difficile”. La comunità internazionale si dimostra collaborativa? “Non c’è una risposta a questa domanda” risponde il capo di Intersos, che torna ancora sul caso dello Yemen: “Il processo di pace non va avanti, anzi la situazione peggiora. In altri contesti invece l’intervento di mediazioni internazionali è stato molto più positivo”. Ieri, una ong attiva nell’est della Nigeria ha dato notizia dell’uccisione di un ostaggio. Dito puntato contro Boko Haram, che a luglio ha sequestrato un gruppo di sei persone tra cui c’erano operatori umanitari. Quanto è sicuro lavorare in teatri di conflitto come questi? “Oggi come ieri c’è sempre un rischio da prendere” risponde il responsabile Intersos, ricordando che in generale la maggioranza degli operatori umanitari sono locali, “e quindi sono chiaramente più esposti ai rischi. Penso a Paesi come l’Afghanistan, la Nigeria, la Somalia o il Sud Sudan. Un’organizzazione umanitaria deve prendere tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza del suo staff, ma c’è sempre un rischio da assumere, lavorando in contesti come questi”. L’Atlante, realizzato dall’Associazione 46° Parallelo ed edito da Terra nuova, sarà disponibile in libreria dal 19 ottobre.

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26 Settembre 2019
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