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A Unicusano in scena le narrazioni, un modo per conoscerci

La lectio magistralis dello psicoterapeuta Montesarchio
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ROMA – Narrazione come rivendicazione del diritto a scrivere la propria storia. È questo il tema che stamattina ha animato l’Universita’ Niccolo’ Cusano, con la lectio magistralis del professor Gianni Montesarchio, direttore di ‘Iter’, Scuola quadriennale di Specializzazione in Psicoterapia. Davanti ad una platea eterogenea, formata da studenti del primo anno e della magistrale, sono intervenuti nell’aula magna dell’Ateneo anche Enrico Mancini, psicologo clinico, e Maria Rita Infurna, docente dell’Universita’ degli Studi Niccolo’ Cusano. “Mi occupo di narrazione da 30 anni, quando ancora non era di moda come accade adesso. La narrazione e’ uno dei prodotti della psicologia oltre la psicopatologia, la diagnostica e la relazione. Come narro, cosa narro, che voglio dire, ognuno di noi deve riuscire a raccontarsi. Non solo a raccontare ad un altro, amico o psicologo che sia, ma a raccontare continuamente se stesso”, spiega Montesarchio. “Siamo abituati a farci raccontare da altri- continua lo psicoterapeuta- ti racconta tuo padre, ti racconta tua madre e su questa rappresentazione di noi stessi siamo soliti appiattirci. Dobbiamo imparare a riraccontarci con un codice che parte da quello culturale ma attraversa le nostre esperienze”. La giornata di oggi si inserisce in una serie di incontri con gli esperti che la facolta’ di Psicologia dell’Ateneo porta avanti da tempo. “Da qualche anno incontriamo delle realta’ esterne all’Ateneo, professionisti come il dottor Montesarchio- precisa Gloria Di Filippo, preside della facolta’ di Psicologia dell’Universita’ Niccolo’ Cusano- l’incontro e’ pensato come un messaggio di benvenuto nel secondo giorno di lezione per i nostri studenti e per le numerose matricole, con l’auspicio che i nostri studenti possano intraprendere non solo un percorso di studi molto interessante, ma anche un percorso di vita e di crescita personale”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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