VIDEO | Mamma coraggio denuncia il movimento di denaro sui bimbi nelle case famiglia

ROMA – “Mi colpi’ l’accanimento dei servizi sociali, durato tanti anni, su mia figlia. Tentarono di farla passare con chissa’ quali problemi e in tutta Italia questo capita a moltissime persone ‘normali’. Se e’ successo a me, puo’ accadere a chiunque. Proprio la mia situazione personale, che si e’ protratta per moltissimo tempo, mi ha indotto ad acquisire informazioni da fonti ufficiali e certe su quello che accade – piu’ spesso di quanto non si creda – nell’allontanamento dei minori dai genitori”.

A parlare e a lanciare questa denuncia e’ Cristiana Rossi, mamma coraggio, il cui caso DireDonne ha presentato in una precedente intervista. La storia di Cristiana inizia dopo la separazione da un uomo violento, quando sua figlia ha 2 anni e mezzo e si conclude quando la piccola ne ha ormai 11.

Cristiana riesce a non farsela portare via dai servizi sociali difendendola da sola perche’ oltre ad essere una mamma coraggio, e’ amministratore giudiziario, perito della Procura e revisore contabile. Ne e’ certa: “Se non fossi stata cosi’ avveduta e preparata avrei perso mia figlia. Sono riuscita a trasmettere al giudice quale fosse la situazione di mia figlia che non corrispondeva a quella artefatta dai servizi sociali e dagli psicologi che collaboravano con loro, che era stata alterata, approfittando degli incontri protetti”.

E proprio da questa sua conoscenza del settore e’ nata l’associazione Sogerma, con cui Cristiana lavora nella formazione e ha deciso di lanciare un grido d’allarme sui bambini allontanati dalle famiglie naturali “come Bibbiano insegna”. Ecco la fotografia del “movimento di denaro pubblico che si muove nell’allontantamento dei bambini” e che questa mamma coraggio ha descritto all’agenzia Dire: “Tutto parte da un abuso dello strumento di allontanamento del minore che movimenta grande quantita’ di denaro pubblico.

Inserito in casa famiglia e affidato al servizio sociale si muove denaro da Regione e Comune verso le societa’ cooperative” che si occupano di questi bambini.
“Questo puo’ rappresentare una forte tentazione o incentivo all’allontanamento- ha spiegato- per quei soggetti che operano in modo poco corretto non tenendo conto dell interesse supremo del minore che e’ quello di vivere con i propri genitori laddove possibile”.

L’allarme su questa situazione deve riguardare tutti. “Si pensa che questi strumenti- ha dichiarato Cristiana Rossi nel corso dell’intervista- siano usati da giudici e servizi sociali per ‘cattive’ famiglie. Nella realta’ non e’ cosi, spesso sono adottati verso qualunque tipo di genitore e viene utilizzata qualunque motivazione, a volte mal riportata al magistrato per azionare proprio questo meccanismo economico. Per questo e’ importante- questa la proposta della nostra mamma coraggio- porre un controllo revisionale al movimento di denaro pubblico in questo settore. Ci sono cooperative che collaborano con comuni e regioni e amministrano queste case famglie e percepiscono contributi che non sono nemmeno tassati”.

Non si parla abbastanza degli effetti che questo produce sul patrimonio delle famiglie e quindi di questi bambini. Chi risarcisce i genitori come Cristiana Rossi? “Il dato di fatto e’ che il patrimonio del minore da tutto questo viene notevolmente danneggiato. Avevo una casa e non ce l’ho piu’, l’ho dovuta vendere a causa di una situazione creata probabilmente ad hoc con la sola finalita’ di allontanare la bambina”. Cristiana ha spiegato che ‘doverosamente’ – laddove sussistano situazioni di pericolo per il minore – il giudice ha lo strumento del provvedimento d’ urgenza. E’ lecito attendersi che lo eserciti quando il servizio sociale descrive determinate situazioni. Il problema e’ proprio verificare che quanto viene riportato dal servizio sociale e dagli psicologi – dalle Ctu a quelli del servizio tecnico Asl- sia realmente corrispondente alla realta’ e non sia alterato o costruito ad arte”.

E’ stata proprio questa la storia di Cristiana Rossi che “dopo aver salvato la bambina dalla violenza del padre” ha dovuto combattere contro quei soggetti “che hanno rovinato l’infanzia della piccola, che oggi e’ serena, ma porta addosso le ferite di quegli anni di paura. Paura che un provvedimento d’urgenza la portasse via, paura di non trovarla piu’ all’uscita di scuola.

Un’assistente sociale ha stabilito che io non avevo fiducia nel servizio. Io venivo da una situazione di violenza e le donne come me vengono colpevolizzate proprio con il ricatto dell’affido del minore al servizio sociale o addirittura al genitore maltrattante”.

La conoscenza che Cristiana ha dell’ambito giudiziario in cui opera l’ha portata a capire che “esistera’ anche il problema del conflitto d’interessi dei giudice onorari, ma c’e’ anche quel giudice che opera in buona fede perche’ il consulente di fiducia ha il compito di rappresentare al giudice la problematica.

Occorre unire competenze professionali serie e indipendenti e proprio questo si propone la mia associazione, Sogerma, che ha la finalita’ di affrontare queste problematiche anche considerando gli effetti economici di questi iter giudiziari.Il ministero si assuma la responsabilita’ dei danni che produce sulle famiglie e su questi bambini”. La soluzione passa dalla necessita’ di “limitare il potere del servizio sociale. L’assistente sociale- ha ricordato Cristiana- e’ dipendente di cooperative prestate ai comuni”.

LA FIGURA DEL GARANTE INFANZIA E ADOLESCENZA COMUNE DI ROMA

Grazie alla storia e alla competenza Cristiana Rossi e’ stata coinvolta attivamente, su invito del Vicepresidente del Consiglio municipale del Municipio VII, Fulvio Giuliano di Fratelli d’Italia, “a preparare osservazioni e emendamenti da sottoporre all’assemblea consiliare municipale per il parere richiesto dal Comune di Roma al regolamento del Garante dell’infanzia e adolescenza comunale.

La figura e’ stata istituita nel 2013 e si sta dando corso alla sua nascita effettiva. I miei emendamenti modificativi ed integrativi- ha puntualizzato Cristiana- sono stati approvati all’unanimita’ e vanno nella direzione sia di stabilire i criteri di incompatibilita’ (ad esempio persone che hanno interessi in associazioni o servizi sociali, il criterio dei gradi di parentela fino al quarto secondo secondo quanto stabilito dal codice antimafia anche per collaboratori) o di stabilire le competenze di questa figura che devono essere sia giuridiche che economiche: bisogna controllare anche i controllori”.

Questa mamma coraggio ha scoperto sulla sua pelle “un mondo che non pensavo esistesse” e la tutela dei bambini- ha ricordato- “deve essere il primo pensiero di un cittadino e di una societa’ civile perche’ i bambini non si toccano”.

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26 Luglio 2019
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