Camping River, ecco come si è arrivati allo sgombero

ROMA - Alla fine lo sgombero è arrivato, e con un giorno di anticipo rispetto alle previsioni. Gli abitanti del
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ROMA – Alla fine lo sgombero è arrivato, e con un giorno di anticipo rispetto alle previsioni. Gli abitanti del Camping river sono stati colti di sorpresa stamattina quando, intorno alle 8, si sono visti arrivare circa 200 agenti della Polizia locale accompagnati dagli assistenti sociali e dalla Polizia di Stato.

‘Tutti fuori entro oggi’ è stato l’ordine. E così, in tarda mattinata, il campo rom di via Tenuta Piccirilli era completamente vuoto, ‘liberato’ da cose e persone. Oltre 150 – moltissime donne e bambini – riversate in strada, propio in prossimità di quello che fino a poche prima è stato l’ingresso della loro casa per circa 10 anni.

Che l’amministrazione non si sarebbe fermata nemmeno di fronte all’alt della Corte europea sui diritti dell’Uomo, lo si era capito già ieri durante l’attesissimo incontro al Viminale tra la sindaca della Capitale, Virginia Raggi e il vicepremier e padrone di casa, Matteo Salvini.

“Andiamo avanti nel rispetto della legalità”, hanno ripetuto in coro i due. Eppure 24 ore prima, proprio la Corte di Strasburgo aveva sospeso quanto previsto dall’ordinanza della sindaca, chiedendo chiarimenti sulle modalità di sgombero e di assistenza alla popolazione rom.

“Alla Corte- ha ripetuto la sindaca a più riprese- abbiamo fornito quanto richiesto elencando tutte le soluzioni di inclusione abitativa proposte agli occupanti del Camping“.

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Effettivamente l’opera di smantellamento del campo nella periferia nord di Roma inizia da lontano. Dopo il fallimento delle trattative tra amministrazione e residenti, con questi ultimi che per la quasi totalità hanno rifiutato le misure proposte, si è passati alle ‘maniere forti’.

Prima con il taglio delle utenze, quindi con l’inagibilità dei moduli abitativi (distruzione al loro interno dei bagni delle finestre, delle cucine, per renderli inabitabili), infine con la loro rimozione. Per ultimo, lo sgombero vero e proprio, stabilito tramite ordinanza della sindaca del 13 luglio scorso.

Oggi, l’epilogo finale, con centinaia di persone, giovani, anziani e bambini, alcuni anche di pochissimi mesi, senza un tetto sopra la testa. Dal Campidoglio, tuttavia, fanno sapere che in 43 hanno accettato la presa in carico presso i circuiti di accoglienza di Roma Capitale – tra cui quello di via Ramazzini – non è dato sapere se si tratta di interi nuclei familiari, o solo di donne e bambini, di fatto separati da padri e mariti. Altri, circa una ventina in totale, hanno accettato il piano di rimpatrio verso il Paese di origine anch’esso proposto dall’amministrazione capitolina.

Il Camping river, prima dell’avvio delle procedure che hanno portato nei mesi allo sgombero odierno, da cui è derivata un evidente emergenza socio-sanitaria, era considerato un’eccellenza a Roma. Popolazione mansueta, non dedita alla criminalità, un ambiente pulito e un tasso di scolarizzazione tra i bambini che si avvicinava al 90%.

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