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Racchette di legno e completi bianchi, la storia del tennis in una maratona

Erano gli anni '80 e tante cose stavano cambiando. Nel tennis la rivoluzione si chiamava 'grafite'. Il nuovo materiale sintetico
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Erano gli anni ’80 e tante cose stavano cambiando. Nel tennis la rivoluzione si chiamava ‘grafite’. Il nuovo materiale sintetico in breve tempo spedì in soffitta le racchette di legno, potendo assicurare performances migliori e una maggiore efficacia dei colpi. L’utilizzo della graphite ha cambiato la sostanza stessa del tennis, con la potenza a sostituire gradualmente l’importanza del ‘tocco’ e dello stile. John McEnroe, forse il più grande giocatore di sempre, vinse Wimbledon nel 1981 domando una Dunlop Maxply Fort, la racchetta forse più longeva nella storia di questo sport, in produzione già nel Dopoguerra. Gli anni ’80 segnarono anche un’altra metamorfosi, quella dell’abbigliamento: i completini bianchi sfoggiati da campioni e campionesse sui playground di tutto il mondo si arresero al predominio del colore (Andrè Agassi fu l’alfiere di questa trasformazione epocale) e solo sull’erba di Wimbledon si tentò una strenua resistenza alla nuova moda. Chi, non comprendendo la portata dei cambiamenti in atto, aveva fatto incetta di racchette di legno si trovò i magazzini pieni di un articolo che nessuno più voleva. Accadde anche a Lamporecchio, 6.000 anime in provincia di Pistoia, un minuscolo circolo del tennis con due campi in terra battuta all’ombra di un parco e un negozio di abbigliamento e articoli sportivi sulla via principale con 60 racchette di legno appena comprate. Il titolare non sapeva più che farsene e le regalò al Circolo del tennis dei Giardinetti.

Lì sono rimaste per quasi 40 anni, ancora nuove, perfette, in attesa che qualcuno le impugnasse e le usasse per fare quello per cui erano state costruite: colpire una pallina e mandarla dall’altra parte della rete. Alla fine quel giorno è arrivato. E con le racchette di legno sono tornati anche i completini bianchi e le gonnelline svolazzanti (e lunghe) delle tenniste. Anche la ‘musica’ è cambiata: perchè il tennis non è uno sport solo da guardare, ma anche da ascoltare, e le corde (in budello naturale) di una racchetta di legno, quando colpiscono la pallina, ‘suonano’ in una maniera inconfondibile. A mettere in moto la macchina del tempo, Massimo Rastelli, che da un anno ha preso in gestione i campetti di Lamporecchio, maestro di lungo corso, molto noto in Valdinievole (e non solo). Venerdì scorso Rastelli ha organizzato la prima maratona storica di tennis che si sia mai disputata ai Giardinetti. Così, mentre ‘il grande pubblico’ si assiepava sugli spalti del vicino campo da calcio per assistere alla tradizionale sfida tra le frazioni del paese, i 40 soci del circolo si sono dati appuntamento, vestiti di bianco e con le racchette di legno, per una dodici ore sulla terra rossa, dalle 8 di sera fino alle 8 del mattino. Solo una pausa, a mezzanotte, per una spaghettata e colazione finale al termine di tutti gli incontri in tabellone. Una formula di successo, già sperimentata in altri circoli da Rastelli che è un po’ il ‘Pippo Baudo’ di queste lunghe cavalcate tennistiche ‘in costume’. “L’ho inventato io. Il primo torneo d’epoca l’ho organizzato nel 1980. In molti, poi, mi hanno copiato”, racconta tra un match e l’altro, mentre i giocatori in campo cercano di destreggiarsi con uno strumento che molti non hanno mai usato, nemmeno da piccoli. E come se, abituati alle penne a sfera, ci fosse chiesto di scrivere una lunga lettera con pennino e calamaio. Eppure, c’è chi sa dare le giuste pennellate e sembra non averami smesso di giocare con la racchetta di legno. “Da un anno abbiamo due nuovi maestri (Rastelli e Alessandra Restivo, ndr), che hanno saputo dare nuovo impulso all’attività del circolo, con corsi e tornei”, spiega il presidente Giacomo Martini, pronto a scendere in campo a mezzanotte, subito dopo aver servito la pastasciutta agli altri giocatori, divisi in due squadre, blu e verde. Vince il team che totalizza il punteggio più alto alla fine di tutte le partite. Com’è andata a finire? Ha vinto il tennis.

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