Stromboli, Ingv studia un possibile sistema di allerta precoce

Studiando i dati dell'eruzione dell'estate 2019, i vulcanologi hanno individuato alcuni movimenti anomali nelle settimane precedenti
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

PALERMO – Un gruppo di ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e dell’Observatorio geofisico central dell’Instituto geografico nacional (Ifn) di Spagna ha studiato a posteriori i dati sismici ed i segnali registrati da un dilatometro da pozzo installato sull’isola di Stromboli, alle Eolie. Dai risultati della ricerca ‘Geophysical precursors of the July – August 2019 paroxysmal eruptive phase and their im plications for Stromboli volcano (Italy) monitoring’, appena pubblicata su Scientific Reports, si sono evidenziate delle variazioni del sistema vulcanico a partire da circa un mese prima dell’evento del 3 luglio 2019.

Esplosioni dal cratere dello Stromboli, incendi e paura. Morto un escursionista

“Nell’analisi dei dati del dilatometro, applicando un opportuno algoritmo per il riconoscimento di transienti nelle serie temporali, i ricercatori hanno evidenziato – si legge in una nota dell’Ingv – una variazione del segnale 10 minuti prima del parossismo del 3 luglio e 7,5 minuti prima del parossismo del 28 agosto 2019″.

“Il condotto del vulcano Stromboli è occupato nella parte più superficiale da magma povero in gas e ricco in cristalli, nella parte più profonda, invece, da magma ricco in gas ma povero in cristalli – spiega Giovanni Macedonio, fisico dell’Osservatorio vesuviano dell’Ingv e coautore della ricerca -. Durante le normali esplosioni stromboliane viene espulso il magma superficiale, di colore nero, mentre il magma più profondo riempie il condotto in risalita”.

LEGGI ANCHE: Nuovi vulcani sottomarini individuati a pochi chilometri dalle coste della Sicilia

“Il magma ricco in gas e povero in cristalli viene emesso durante i parossismi – continua la vulcanologa dell’Osservatorio etneo dell’Ingv Sonia Calvari, coautrice dello studio -. Questo è il motivo per cui è generalmente riconosciuto che le esplosioni parossistiche sono innescate dalla rapida risalita di questo magma da una zona situata a 5-10 chilometri di profondità. La sua rapida ascesa provoca inflazione e oscillazione del condotto superiore”.

Flora Giudicepietro, vulcanologa dell’Osservatorio vesuviano dell’Ingv e primo autore della ricerca conclude: “I nuovi parametri calcolati dai dati sismici registrati dalle nostre reti di monitoraggio potranno, in futuro, aiutare ad evidenziare fasi di attività sismica anomala che possono precedere di settimane l’attività parossistica. Inoltre, l’algoritmo applicato per l’analisi dei dati dilatometrici può contribuire a realizzare un sistema di allerta precoce in grado di dare un preavviso nel breve termine prima di un’esplosione parossistica”.

LEGGI ANCHE: Sui fondali del Salento c’è un sistema di faglie lungo 100 chilometri: è attivo e causò il forte terremoto del 1743

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

26 Giugno 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»