“Tutelare i riders”, l’Emilia-Romagna approva la legge

Dopo la carta di Bologna, l'assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna approva all'unanimità il progetto di legge alle Camere per dare diritti e dignità al lavoro dei riders
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

BOLOGNA – L’Emilia-Romagna chiede più tutele per i riders e gli altri lavoratori delle piattaforme digitali. L’assemblea legislativa regionale ha infatti approvato oggi all’unanimità, col voto di tutti i partiti, il progetto di legge alle Camere presentato dai consiglieri della sinistra (Yuri Torri, Igor Taruffi, Silvia Prodi e Piergiovanni Alleva) sulla scia di quanto fatto in Regione Piemonte ma anche sotto le Due Torri con la carta di Bologna. La legge è stata votata anche dal Movimento 5 stelle, che nei giorni si era astenuto in commissione in attesa di sviluppi a livello nazionale.

“È un sollecito e un rafforzamento del lavoro che si sta facendo in Parlamento”, ha detto in aula il capogruppo M5s Andrea Bertani annunciando il voto a favore. Fallito infatti da tempo il tavolo aperto dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio, l’attesa è ora tutta per una legge nazionale che regoli il settore della gig economy. “È fondamentale dare a tutti i lavoratori diritti fondamentali– afferma l’assessore regionale al Lavoro Patrizio Bianchi-. Ed è auspicabile che sia l’Emilia-Romagna ad assumersi l’onere di essere riferimento a livello nazionale”.

Compenso minimo orario, divieto della retribuzione a cottimo, riconoscimento della natura subordinata del rapporto di lavoro, insieme al riconoscimento del diritto alla sicurezza, a turni di riposo, alla “disconnessione” fuori dall’orario di lavoro. Ma la legge dell’Emilia-Romagna chiede anche al Parlamento di cancellare un ‘pezzo’ del Jobs act, l’articolo 2 del decreto legislativo 81 del 2015.

“Il lavoro cambia insieme alle nuove tecnologie, ma non sempre di pari passo con l’innovazione sono stati garantiti i diritti di chi lavora nel settore“, ha spiegato in aula il relatore della legge, Yuri Torri di Sinistra italiana. “L’obiettivo di questa legge è riconoscere il lavoro digitale in termini di tutele, dignità, retribuzione e diritti. Punto imprescindibile è la possibilità di assoggettare alla disciplina del lavoro subordinato non solo il lavoro dei riders, ma più in generale tutte collaborazioni continuative commissionate su piattaforma digitale”.

“Questa regione è stata teatro- ha ricordato invece Taruffi- di alcune fra le più importanti proteste dei riders ed è importante che su questo tema ci sia stato l’interesse di tutti i gruppi politici. Il problema è il non corretto utilizzo delle piattaforme ed è per questo che è fondamentale l’intervento dello Stato, per tutelare chi vive queste contraddizioni sulla propria pelle”. Anche per la consigliera Prodi la portata di questa legge è grande: “Nel settore dei servizi su domanda il datore di lavoro non è un banale intermediario, e qui lo chiariamo. Bisogna fare ricognizione di tutte le realtà a cui questo pdl si rivolge”.

“Sono fiero- ha detto invece il capogruppo Pd Stefano Caliandro- che questa assemblea abbia fatto una scelta di campo, schierandosi contro la dicotomia tra lavoro subordinato e lavoro autonomo. Lo spazio di vita impiegato nel lavoro deve essere sempre uno spazio di dignità”.

Anche Michele Facci di Fratelli d’Italia ha condiviso lo spirito della legge: “Sono all’ordine del giorno incidenti, infortuni e abusi che si compiono ai danni dei lavoratori. Doveroso da parte nostra chiedere di estendere tutele adeguate a queste nuove modalità di lavoro”.

Apprezzamenti anche dalla Lega nord, con alcune precisazioni: “Il problema non è la piattaforma digitale- sottolinea Gabriele Delmonte- ma come viene esercitato il lavoro su questa. I riders sono il 10% dei lavoratori della gig economy, sono la punta dell’iceberg, ma il mercato è molto più ampio“. Il consigliere del Carroccio invita a non prendere di mira le startup locali, dimenticandosi delle grandi multinazionali. “Si faccia attenzione alla possibilità che le piattaforme si mascherino poi da sharing economy per aggirare la normativa”.

“La tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori é un valore irrinunciabile e l’Emilia-Romagna si conferma ancora una volta la regione leader nel campo dello sviluppo e dei diritti”, afferma invece in una nota il deputato di Italia in Comune Serse Soverini.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

26 Giugno 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»