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Flash-mob a Napoli contro le morti bianche: sono 29 in Campania dall’inizio dell’anno

flash-mob napoli
Alla lista si aggiunge anche Matteo, l'operaio impiegato al porto di Salerno deceduto nella notte dopo un incidente che gli è costato la vita
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NAPOLI –  Un elenco lungo, lunghissimo, delle persone morte nel 2021 in Campania proprio mentre svolgevano il proprio lavoro. Alla lista si aggiunge anche Matteo, l’operaio impiegato al porto di Salerno deceduto nella notte dopo un incidente che gli è costato la vita. Ad oggi sono 29 i morti sul lavoro in Campania, dieci dei quali nel settore dell’edilizia e tre con meno di 40 anni. In Italia se ne contano già 191. I loro nomi, pubblicati su un cartellone insieme alle loro storie di vita, sono stati affissi fuori alla prefettura di Napoli nel corso di un flash-mob organizzato dai sindacati per dire basta alle morti bianche. Le foto di coloro che hanno perso la vita mentre lavoravano sono state disposte su un tappeto di foglie, rose rosse e caschetti antinfortunistici. Tanti operai si sono riuniti in piazza indossando i caschi, maschere e tute bianche ‘sporcate’ di vernice rossa, come il colore del sangue perduto da chi è morto sul lavoro.

“Urliamo i nomi di chi è morto sul lavoro e il nostro – ha spiegato alla Dire Giuseppe Esposito, segretario della Cisl Campania – è un grido di dolore. Non è possibile che una lavoratrice o un lavoratore salutino la famiglia per andare a lavorare e non tornino più dai propri cari. Questo succede perché purtroppo non ci sono i giusti controlli. La sicurezza non è un costo, ma un investimento. L’anno scorso in Italia ci sono stati 560mila incidenti sul lavoro e 1.270 morti. Comprendiamo il costo sociale e morale che questo ha? Dobbiamo porre un freno e questo devono capirlo imprenditori, istituzioni e anche i lavoratori che devono pretendere, insieme ai sindacati, che ci sia sicurezza laddove non c’è. Noi siamo sempre pronti ad accompagnarli, anche nelle denunce”.

In Campania il primo morto sul luogo di lavoro del 2021 è stato Alfonso Cassese, 54 anni, tecnico dell’Enel morto in provincia di Caserta il 2 gennaio. Al suo nome si aggiungono quelli di giovani operai come Salvatore Sasso, 36enne, morto a Bellizzi (Salerno), di Gerardo Cimmino e Carlo D’Angelo, morti lo stesso giorno in provincia di Caserta. Il primo è deceduto dopo un volo di dieci metri da una impalcatura, il secondo, agricoltore, è stato schiacciato dal trattore che guidava. A Napoli, Gerardo Gramaglia, 54 anni, dipendente dell’azienda dei rifiuti Asia, ha perso la vita dopo un tragico incidente, come Enrico Waure, 63 anni, caduto mentre eseguiva lavori edili a Fuorigrotta. Salvatore Brancaccio aveva invece 40 anni, era un dipendente dell’Eav ed è stato travolto da un furgone. Ad Avellino la 55enne Maria Scarnecchia ha perso la vita in un incidente stradale mentre lavorava. Era il 12 maggio e quello stesso giorno nell’avellinese moriva un 34enne romeno, schiacciato da un pesante macchinario nel panificio dove lavorava. Alla lista si aggiungono altri volti e altri nomi, come quello del salernitano Matteo Leone, morto nella notte dopo un incidente sul lavoro al porto di Salerno.

Dopo la notizia del decesso del ventinovesimo lavoratore, le organizzazioni sindacali hanno proclamato un’ora di sciopero nazionale per la giornata di oggi. “Ad oggi siamo a 29 morti – prosegue Esposito -, è un bilancio drammatico. Un Paese civile non può permetterselo. Oltre alle regole, che in parte già ci sono, serve anche chi le faccia rispettare. Con la liberalizzazione del codice degli appalti la mancata proroga del blocco dei licenziamenti tanti lavoratori saranno costretti a cercare lavoro a nero. Così, stiamo dando questi lavoratori in mano alla camorra, una camorra pronta a prendere appalti a massimo ribasso e a far lavorare gli operai anche a nero. Dove c’è nero non c’è sicurezza e dove non c’è sicurezza ci sono i morti sul lavoro. Ripeto: un Paese civile non può permetterselo”.

UIL CAMPANIA: “VIA A LICENZIAMENTI, POSSIBILE MACELLERIA SOCIALE

Noi siamo per una campagna di zero morti sul lavoro e questa lunga settimana di mobilitazione serve a questo – ha spiegato alla Dire Giovanni Sgambati, segretario generale Uil Campania – In piena pandemia non possiamo accettare lo stop al blocco dei licenziamenti, che va riconfermato. Non possiamo accettare la chiusura di un ombrello di protezione che può ingenerare una macelleria sociale”.

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