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5G, I-Com: “Tra burocrazia e ritardi l’Italia rischia di rimanere al palo”

La crisi economica innescata dal coronavirus e gli stringenti vincoli normativi che ancora appesantiscono il nostro Paese rischiano di complicare il rispetto della roadmap verso il 5G
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ROMA – La crisi economica innescata dal coronavirus e dal conseguente lockdown e gli stringenti vincoli normativi che ancora appesantiscono il nostro Paese rischiano di complicare il rispetto della roadmap verso il 5G. A lanciare l’allarme è l’Istituto per la Competitività (I-Com), il centro studi specializzato sui temi del digitale e delle telecomunicazioni guidato dall’economista Stefano da Empoli.

NASCE IL NUOVO OSSERVATORIO SULLA RETE 5G

“Per monitorare l’evoluzione delle regole- si legge nella nota di I-Com- in materia e per studiare possibili soluzioni che salvaguardino lo sviluppo di questa tecnologia in Italia, l’istituto di ricerca ha costituito l’Osservatorio sulla sicurezza del 5G. Un tavolo permanente di lavoro e di confronto tra esperti e rappresentanti delle istituzioni, delle università e del mondo produttivo che condurrà, dopo l’estate, alla pubblicazione e alla presentazione pubblica di un rapporto sul tema. D’altronde, secondo quanto emerso dallo studio ‘Who is prepared for the new digital age’ diffuso ad aprile dalla Banca Europea per gli Investimenti, lo sviluppo dell’Italia in materia di digitalizzazione è frenato in particolare da ostacoli normativi, oltreché dall’eccessiva pressione fiscale. Come hanno sottolineato, peraltro, anche i principali operatori del Paese che, nel corso delle audizioni al Senato in vista del recepimento del Codice europeo delle comunicazioni elettroniche, hanno espresso le loro perplessità sugli eccessivi vincoli burocratici che stanno rallentando l’iter di ottenimento delle autorizzazioni per investire sulle infrastrutture 5G. Tra le diverse criticità denunciate ci sono la necessità di attuare nel più breve tempo possibile la legge sul perimetro di sicurezza nazionale cibernetica, l’importanza di uniformare la normativa italiana sulle emissioni a quella dell’Unione europea e una semplificazione delle norme che regolano interventi e installazioni, non sempre omogenee su tutto il territorio nazionale, con l’obiettivo di evitare l’insorgere di gap tecnologici tra un’area e l’altra del Paese”. 

EMPOLI: “COMPLETARE AL PIU’ PRESTO IL QUADRO REGOLAMENTARE”

“È fondamentale completare al più presto, ai diversi livelli, il quadro regolamentare entro il quale si andranno a sviluppare le reti 5G, per assicurare allo stesso momento gli obiettivi della sicurezza e della competitività senza sterili contrapposizioni ma con il necessario spirito costruttivo da parte di tutti i soggetti interessati”, ha commentato da Empoli. Che poi ha aggiunto: “Il nuovo standard di trasmissione di quinta generazione costituisce un’importante opportunità di sviluppo e crescita a livello planetario, in particolare per la sua capacità di abilitare nuovi servizi e nuove applicazioni avanzate, a cominciare proprio dalla sanità. Si tratta di un’occasione che non può essere mancata, soprattutto dopo l’emergenza determinata dalla diffusione del Covid-19 in cui è emersa ancora più fortemente l’irrinunciabilità di proseguire e possibilmente velocizzare – il roll-out delle reti di nuova generazione”. Non appare un caso che, in alcuni recenti report internazionali, l’Italia che solo l’anno scorso si collocava nelle prime posizioni sul 5G – si pensi al secondo posto nell’indicatore specifico dell’indice DESI elaborato dalla Commissione europea – stia scendendo nei ranking internazionali. Nel rapporto elaborato da Incites, pubblicato nelle scorse settimane, Europe 5G Readiness Index. Assessing Europe’s readiness to deploy and adopt 5G, l’Italia si piazza complessivamente al ventesimo posto e scende addirittura al trentatreesimo (su 39 Paesi) per quanto riguarda il quadro regolatorio e delle policy per lo sviluppo delle nuove reti. Di fatto si rischia di vanificare gli sforzi del nostro Paese compiuti negli ultimi anni, a partire dal lancio delle sperimentazioni da parte del ministero dello Sviluppo economico. Un quadro reso ancor più precario dalla disinformazione dilagata sul web in merito alle possibili correlazioni tra gli impianti 5G e la diffusione del Covid-19 e sfociata in numerosi atti vandalici che, ad esempio nel Regno Unito, hanno provocato seri danni alle antenne di telefonia mobile (peraltro 4G), mettendo quindi a rischio la connettività “di uso corrente” proprio in un momento di estrema necessità. Le fake news stanno avendo un forte impatto anche in Italia, dove circa 200 amministrazioni comunali stanno adottando provvedimenti per impedire l’istallazione delle antenne e privando, di fatto, 1,2 milioni di persone della possibilità di accedere ai benefici portati da questa tecnologia.





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