Positivi al test ma senza malattia, Emilia-Romagna: “Così non va”

Se il tampone è positivo, non si può andare al lavoro ma neanche avere la malattia: la Regione Emilia-Romagna ha chiesto chiarimenti al ministero della Salute
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BOLOGNA – Molti lavoratori, ma anche molte aziende interessate a sottoporre a test sierologici i loro dipendenti, hanno disdetto le prenotazioni o comunque rinunciato ad eseguire l’esame. La ragione? Perché in caso di positività agli anticorpi del Covid-19 e in attesa del tampone, il lavoratore deve stare in isolamento ma non può mettersi in malattia. Non resta dunque che ‘bruciare’ le ferie aspettando l’esito definitivo dell’indagine. Il problema è ben presente alla Regione Emilia-Romagna, che ha trasmesso nei giorni scorsi un quesito al ministero della Salute.

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“E’ un problema che ci auguriamo che venga dipanato. Spero arrivi quanto prima una risposta chiara dal ministero”, ha detto stamane al question time di viale Aldo Moro l’assessore regionale alla Sanità Raffaele Donini, interpellato sul punto dal capogruppo di Fdi Marco Lisei. Nell’attesa, informa ancora Donini, “abbiamo chiesto alle Ausl che il tampone venga fatto entro le 48 ore, in modo che venga accorciato il periodo di isolamento”.

A sollevare il caso è stato appunto Lisei: “Bene che la Regione si sia mossa e abbia posto un quesito al ministero. Ma credo che basterebbe il medico di base per validare giuridicamente il test. Ad oggi comunque “molti, come ci hanno segnalato alcune aziende, hanno rinunciato ad eseguire il test, perché completamente scoperti dal punto di vista lavorativo. E anche alcune aziende hanno preferito non fare i test, per il timore di ritrovarsi scoperte col personale”.

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Donini ha anche colto l’occasione per fare il punto sullo screening in Emilia-Romagna. “Arriveremo dal 29 maggio ad avere la potenzialità di eseguire 10.000 tamponi al giorno, ovviamente non li facciamo a chi passa per strada, ma abbiamo dei criteri. Per quanto riguarda i sierologici il nostro piano prevedere i testare 100.000 persone per tre volte, stiamo comperando il secondo giro” per il personale sanitario e altre categorie più a rischio. In tutto, anche con Piacenza, Rimini e Medicina, “arriveremo a testare di qui ad un mese circa 200.000 persone oltre alle aziende, quasi il 10% della popolazione dell’Emilia-Romagna”.

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