Piccolo è bello: il volo di Ingenuity su Marte indica la strada del futuro

Tra i progetti allo studio, l’Agenzia spaziale italiana ha anche quello di un piccolo satellite-detective per scovare tracce di vita
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Il 19 aprile il piccolo elicottero della Nasa Ingenuity si è alzato in volo su Marte. In quaranta secondi ha raggiunto un’altezza di tre metri e poi è tornato al suolo, il tutto ripreso dal rover Perseverance, nella cui pancia l’elicottero ha viaggiato per raggiungere il pianeta rosso. Le immagini hanno fatto il giro del mondo, accolte da comprensibile entusiasmo. “Questo è il nostro momento ‘Fratelli Wright’”, hanno commentato dalla Nasa, alludendo al memorabile volo dei primi aviatori della storia. Quella di Ingenuity è stata la prima volta che un velivolo si è sollevato in aria in maniera controllata su un altro pianeta, stabilendo quindi un record extraterrestre. Vi siete chiesti come mai sia così importante essere riusciti in quest’impresa? Per almeno due motivi: grazie a un drone-elicottero come Ingenuity si possono raggiungere zone remote e inaccessibili per i rover. E poi usare un mezzo così piccolo è il futuro: le agenzie spaziali sono al lavoro sulla miniaturizzazione, una sfida scientifica e tecnologica che consentirà missioni intelligenti anche in termini economici. Ne abbiamo parlato con Eleonora Ammannito, ricercatrice dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), esperta di Scienze Planetarie.

Quella dei piccoli elicotteri su altri pianeti “è un’osservazione che può essere chiamata di prossimità perché è molto vicina alla superficie però ha tutta la mobilità di qualcosa che è in volo. Pensiamo invece ai rover: per loro muoversi è abbastanza complicato e poi non possono avventurarsi in zone molto accidentate. Si rischierebbe anche di perderli. Al contrario la mobilità che possiamo avere con un oggetto stile elicottero è quella che permette di accedere a regioni magari molto vicine al rover, ma molto impervie”. Non solo, spiega Ammannito. “L’elicottero in sé è un piattaforma e su una piattaforma si può montare qualunque tipo di esperimento. Ingenuity è un precursore , è un test, ha a bordo solo delle camere. Per le prossime missioni si può pensare ad oggetti sempre più complicati, si possono mettere degli spettrometri, oppure dei laser. Tutti gli esperimenti che si possono mettere su un orbiter si possono mettere anche su un elicottero”.

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La miniaturizzazione è la chiave del futuro. Meno peso da mandare in orbita, abbattimento dei costi. Con scoperte fatte in campo aerospaziale che poi ci ritroviamo in casa, anzi in mano, come nel caso dei cellulari. Miniaturizzare però non è semplice.

“È estremamente complicato. C’è moltissima ricerca, per esempio sui materiali. E anche nei processi produttivi. Il settore aerospaziale ha bisogno della miniaturizzazione e ci sta lavorando da anni. Pensiamo che le macchine fotografiche dei cellulari: sono un follow up delle ricerche spaziali”, spiega la ricercatrice dell’Asi.

Tra i progetti allo studio, l’Agenzia spaziale italiana ha anche quello di un piccolo satellite-detective per scovare tracce di vita.

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“Stiamo lavorando ad Astrobiosat, uno small sat tutto italiano: è un esperimento in cui si vuole fare una strumentazione per fare analisi per scoprire se in posti come Marte è stata presente vita. La prova la faremo sulla Terra. Il primo volo sarà un test. Ci stiamo organizzando per avere pronte strumentazioni che possono essere montate sia su small sat che su elicotteri, ma anche se dei palloni: un altro modo originale per fare misure in posti ostili, come i pianeti, è anche infatti l’uso di palloni, dove ovviamente c’è un’atmosfera che permette di farlo. Tutte queste modalità di osservazione che richiedono miniaturizzazione sono un’opportunità e noi ci stiamo lavorando ”

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