Coronavirus, Giannone denuncia: “Vietati incontri genitori-bimbi in casa famiglia”

La denuncia della deputata de Gruppo Misto: "Non c'è stata una vera discussione, non ci hanno fatto partecipare alla stesura del testo del Cura Italia"
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ROMA – “Con il Dl Cura Italia, ora divenuto legge, è stato inserito un emendamento all’articolo 83 che inserisce la lettera 7bis. Nel testo ‘si sospendono fino al 31 maggio 2020 gli incontri tra genitori e figli in spazio neutro, ovvero alla presenza di operatori del servizio socio assistenziale, disposti con provvedimento giudiziale, sostituendo i predetti incontri con collegamenti audio video o sospendendoli del tutto in caso di eventuali difficoltà tecniche’. Il testo al quale ci è stato richiesto da dare la fiducia, è confusionario e privo, a mio parere, di un progetto che possa dare un serio sostegno al nostro Paese. Ci si rende conto, leggendolo, di quanto poco ci si sia interessati ed occupati, se non quasi per niente, del sociale. Si è dimenticato di occuparsi e preoccuparsi della parte umana”. Così, in una nota, la deputata del Gruppo Misto, Veronica Giannone, e Segretaria della Commissione parlamentare infanzia e adolescenza, da sempre impegnata sulla questione delle case famiglia e dei minori allontanati o a rischio di tali provvedimenti, in modo particolare nei casi di madri che denunciano violenza.

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“La parola ‘CURA’- sottolinea la deputata- ha un significato ben preciso: occuparsi e preoccuparsi di qualcuno. Quel qualcuno è il popolo italiano. Tuttavia occorre chiarire che le visite protette genitori figli in spazio neutro, per la maggioranza dei casi, vengono predisposte dal giudice per i figli minorenni di genitori che attraversano fasi conflittuali, un divorzio, una separazione o una cessata convivenza, che hanno generato delle difficoltà o la totale interruzione nell’esercizio del diritto di visita da parte del genitore non affidatario. Ritengo che privare il bambino dell’incontro con il genitore non affidatario, o in alcuni casi con entrambi i genitori, in questa fase di grave emergenza sanitaria, rappresenta un inutile ed ingiustificato sacrificio per il minore stesso. Una lesione del diritto ad avere un rapporto affettivo continuativo con entrambi i genitori, garantito proprio dagli incontri in spazio neutro, diritto già messo a dura prova dalle tipiche situazioni di conflitto che si vengono a creare dopo la separazione”.

Continua Giannone: “Ogni misura e intervento istituzionale ed ogni azione civile deve perseguire innanzitutto il benessere di bambini e ragazzi, i cui interessi sono da considerarsi sempre preminenti rispetto a quelli degli adulti, così come stabilito dalla Convenzione Onu sui diritti del fanciullo sottoscritta anche dall’Italia. Esiste il diritto di ogni bambina e bambino e di ogni ragazza e ragazzo a crescere nella propria famiglia e il connesso dovere delle Istituzioni e della società civile di offrire alle famiglie fragili adeguati servizi e interventi di sostegno, la cui erogazione va resa certa ed esigibile in modo omogeneo in tutto il territorio nazionale, così come stabilito dalla legge 184/1983 e successive modifiche”. E ribadisce: “Se avessimo potuto lavorare al testo di legge, avremmo potuto prevedere, ad esempio, di far restare il minore nella propria abitazione di residenza, e che il genitore non convivente, ove possibile, potesse andare a trovarlo in casa, o, al massimo riportarlo, presso la sua residenza, qualora fosse con lui in situazioni straordinarie nel rispetto delle condizioni pattuite. Avremmo potuto valutare di far tornare nella propria casa, ove possibile, tutti quei minori ospiti nelle comunità e case famiglia. Avremmo potuto far riprendere gli incontri nelle sedi delle comunità, e case famiglia, e famiglie affidatarie, nel rispetto delle misure di prevenzione disposte nel Decreto, e prevedere almeno una videochiamata al giorno per ogni minore con la sua famiglia e/o genitore, visto che molti servizi hanno sospeso gli incontri protetti. O ancora non far procedere con continue denunce e l’invio a casa del genitore affidatario delle forze dell’ordine, se questi decide, in tutela della salute del minore, di tenerlo in casa e non farlo spostare per l’incontro con l’altro genitore. Avremmo sicuramente potuto discutere di queste ed altre proposte per tutelare questi minori”.

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Questa la riflessione e la preoccupazione espressa dalla deputata che dichiara ancora: “Ho personalmente scritto al Presidente Conte il 31 marzo, insieme ad associazioni e alle responsabili di vari sportelli di ascolto, ho interloquito con il Consigliere e il Vice Capo di gabinetto del Presidente, ma tutte le promesse son rimaste parole e nulla di fatto. Come al solito, il potere decisionale è dei pochi, che non hanno neanche permesso una discussione vera, reale delle proposte emendative che sono il nostro primo strumento per partecipare alla stesura di un testo che sia d’aiuto ai nostri concittadini”. E ribadisce: “Tra l’altro, sulla questione degli incontri in spazio neutro, una recente raccomandazione della Commissione d’inchiesta sul Femminicidio, intervenuta in materia di incontri protetti e visite genitoriali, ha chiesto di disporre la sospensione su tutto il territorio nazionale, delle visite protette stabilite esclusivamente in pendenza di procedimento penale per reati di cui all’art. 1 legge 69/2019, (c.d. Codice Rosso). Pertanto, alla luce di tale indicazione della Commissione, ritengo che sarebbe auspicabile evitare il blocco dell’operatività degli incontri tra genitori e figli in spazio neutro, sia per i minori ospiti nelle strutture, sia per quelli collocati presso uno dei genitori, con esclusione dei casi in pendenza di giudizio previsti all’art. 1 legge 69 /2019, in modo tale da tutelare il diritto alla genitorialità inteso come interesse primario del minore stesso. Questo é in sostanza l’obiettivo dell’ordine del giorno che ho presentato insieme all’Intergruppo donne”. Conclude Giannone, valorizzando l’impegno profuso dall’Integruppo: “Ringrazio proprio l’Intergruppo Donne della Camera, che con collaborazione e senza pensare all’appartenenza politica, ha lavorato e condiviso un ODG che auspichiamo possa divenire una interpretazione della norma, tramite una circolare della Ministra Lamorgese, che permetta di far riprendere gli incontri genitori-figli in spazi neutri, sospesi ormai dalla fine di febbraio, anche a quelle mamme che avendo denunciato i propri compagni per violenze, si ritrova a non avere al loro fianco i figli perchè accusate di alienazione parentale. Siamo sicuramente concordi con la sospensione degli incontri tra genitore violento e figli, a tutela delle donne vittime di violenza: è nostri dovere tenerli lontani anche dai bambini, ma per tutti gli altri casi, questi minori hanno bisogno di rincontrare i loro genitori, le loro mamme”.

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26 Aprile 2020
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