Coronavirus, aiuti a imprese e professionisti? Ecco le proposte ignorate: “Sostegno per 2 anni e dall’Erario”

La lettera di Cristiana Rossi, commercialista e amministratrice giudiziari, che pone concrete proposte economiche per affrontare la crisi data dall'emergenza Covid-19
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – ‘Ognuno di noi contribuisce come può ad aiutare il prossimo, soprattutto in questo momento difficile momento che il nostro Paese ed il mondo intero sta attraversando. Fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria ho percepito, come tutti, le possibili difficoltà economiche più o meno immediate che si prospettavano. Ho quindi raccolto con spiccato senso civico la richiesta del deputato Fabio Rampelli (Fratelli d’Italia), Vice Presidente della Camera dei deputati, di formulare alcune proposte in ambito economico, affinché possano essere valutate nelle sedi opportune. Tra le diverse proposte suggerite, ve ne sono alcune che a mio giudizio hanno un immediato impatto nella vita produttiva di tutti i soggetti economici’. Inizia così la lettera di Cristiana Rossi, commercialista e amministratrice giudiziaria, che DireDonne ha intervistato anche per lo Speciale ‘Mamme coraggio’ per il caso personale che ha riguardato lei e sua figlia.

LEGGI ANCHE: Crollo della produzione, calano i consumi: “Impatto senza precedenti sull’economia”

Tra le proposte concrete avanzate nella sua lettera-documento Cristiana Rossi parla di ‘tempestività, di erogazione diretta dall’Erario‘ e anche, di un’altra strada ‘costituita dall’immediato pagamento da parte delle PA dei debiti verso le imprese, lavoratori autonomi e professionisti con la sospensione degli artt. 48 bis e 72 bis del D.P.R. n. 602/73 almeno fino al trentuno dicembre 2021′.

L’analisi parte da una premessa, che è la fotografia attuale dell’economia italiana: ‘Tutti sono a conoscenza che il nostro tessuto economico è costituito prevalentemente da piccole e medie imprese. Ciò non deve essere dimenticato da chi ha la responsabilità di porre in essere atti normativi che impattano considerevolmente sulla sopravvivenza delle stesse. Gli operatori economici necessitano di interventi volti a produrre la liquidità necessaria a mantenere ed incrementare la formazione del loro reddito. A tal fine le operazioni di finanziamento, seppur garantite allo Stato, non sembrano essere degli strumenti adeguati. Le realtà aziendali e professionali– spiega- sono molto differenti tra loro sia per l’entità del capitale investito, sia per settore merceologico e mercato di riferimento, sia per le dimensioni delle stesse e per la quantità delle risorse umane in esse impiegate. Tali fattori uniti alla durata variabile ed indefinibile dell’emergenza sanitaria in corso rende complicato e di difficile previsione la certezza della realizzazione di un reddito, e di un ciclo finanziario attivo che possa consentire a tali soggetti la restituzione di un eventuale finanziamento, seppur assistito da garanzia statale ed eventualmente a tasso zero oppure agevolato’. 

LEGGI ANCHE: Le tre proposte di Liberisti italiani per uscire dal tunnel Coronavirus

‘La valutazione del rischio- sottolinea Cristiana Rossi- è evidentemente complessa, e rischia di evidenziare con molta probabilità l’impossibilità di molti, alla restituzione dei finanziamenti ottenuti. L’attuale emergenza mina in modo irruento la stabilità delle aziende e dei loro mercati di riferimento al punto da rendere complicata un’adeguata valutazione del rischio connesso al finanziamento, con conseguente incertezza sulla capacità di rientro dello stesso. A tutto ciò si aggiunga peraltro che i parametri di riferimento appaiono superati a causa della forte incertezza scaturita proprio dalla chiusura imposta dall’emergenza sanitaria. I parametri reddituali posti a fondamento dell’analisi di merito del credito espletata dalle banche, sembrano come accennato inadeguati, poiché riferiti al periodo d’imposta 2018 non essendo ancora possibile presentare la dichiarazione relativa all’anno 2019′. Continua Rossi: ‘Si tratta dunque di valutazioni effettuate sulla base di un reddito realizzato due anni fa’ quando le aziende operavano, seppur in tempi di crisi, in presenza di altre condizioni molto diverse dalle attuali e future. Sulla base delle considerazioni appena illustrate, mi chiedo per quale ragione un soggetto (imprenditore o libero professionista che sia), dovrebbe sentirsi rassicurato e sostenuto da un finanziamento garantito dallo Stato. Senza dubbio la responsabilità dell’emergenza Covid non può essere addebitata alle imprese, ai lavoratori autonomi, ai liberi professionisti e tantomeno alle famiglie. Occorre invece una valida e concreta misura di sostegno che, a parere della scrivente, è costituita da una forma di finanziamento a fondo perduto. Non vi è dubbio che soprattutto nei gravi momenti di emergenza nazionale come quella attuale, il tessuto economico debba essere sostenuto dallo Stato, ed è inevitabile che qualsiasi misura si adotti, comporti necessariamente un costo in termini di debito pubblico. Nulla ha costo zero. Il fine principale deve essere quello di immettere liquidità per supportare la realizzazione di redditi che possano consentire la graduale programmazione della ripresa degli adempimenti fiscali e contributivi’. 

Ed ecco le proposte avanzate nella sua lettera: ‘Particolare attenzione però deve esser prestata alle condotte di natura distrattiva poste in essere da soggetti che perseguono finalità illecite. L’intervento in ambito economico deve essere tale da consentire sia la sopravvivenza nell’immediato, che la ripresa e lo sviluppo nel breve-medio termine. Le misure da adottare- ribadisce Cristiana Rossi- devono dunque presentare contemporaneamente le seguenti caratteristiche inscindibili tra loro: la tempestività nell’applicazione, la liquidità effettiva nella forma, e la durata delle stesse nel breve-medio termine, a seconda delle aree di intervento. Esse devono essere destinate a tutte le tipologie di operatori economici (imprese, professionisti, ecc.) indistintamente dalla loro condizione debitoria sia nei confronti dell’Erario che nei confronti del sistema creditizio. Devono infine essere attuate direttamente dall’Erario senza terzi operatori interposti, quali ad esempio gli istituti di credito, ed avere una durata di almeno due anni (2020-2021). Sembra poco efficace concedere forme di finanziamento seppur assistiti da garanzia statale, prevedendone altresì la restituzione seppur con tassi agevolati. Difatti, in questo caso non si tratta di finanziamento richiesti dagli imprenditori/autonomi/professionisti per far fronte alle diverse e fisiologiche esigenze aziendali in un normale momento di svolgimento della propria attività economica, ma bensì di un periodo di difficoltà generale, straordinario ed imprevisto. La via più concreta è decisamente quella di mettere a disposizione di tutti gli operatori economici risorse a fondo perduto, istituendo altresì delle forme di controllo annuali aventi lo scopo di accertarne l’effettivo impiego per fini di sopravvivenza sul mercato o ricostruzione dell’attività economica aziendale affinché non vengano posti in essere atti distrattivi delle risorse pubbliche’.

E conclude: ‘Ad esempio, un’adeguata modalità di verifica potrebbe essere costituita dalla predisposizione di un rendiconto redatto da un commercialista o revisore legale e trasmesso, entro il trenta giugno 2021 relativamente all’anno 2020 e trenta giugno 2022 relativamente all’anno 2021, al Ministero dell’Economia mediante i canali telematici dell’Agenzia delle Entrate. Un’altra possibile strada da seguire, che costituirebbe senza dubbio un importante supporto economico, è costituita dall’immediato pagamento da parte delle PA dei debiti verso le imprese, lavoratori autonomi e professionisti con la sospensione degli artt. 48 bis e 72 bis del D.P.R. n. 602/73 almeno fino al trentuno dicembre 2021. E’ noto il ritardo nel pagamento dei propri debiti da parte dello Stato, che in molti casi superano gli importi dovuti dagli stessi creditori a titolo di imposte e contributi. Non dimentichiamo che lo scorso ventotto gennaio la Grande Sezione della Corte UE ha emesso una sentenza nei confronti della Repubblica italiana con la quale ha accertato il mancato rispetto dei termini sanciti dall’art. 4, paragrafi 3 e 4, della direttiva 2011/7/UE in merito al contrasto al ritardo nei pagamenti dei debiti commerciali da parte delle PA. E’ dunque spontaneo chiedersi: più che far indebitare i propri creditori, sarebbe certamente più utile se lo Stato provvedesse ad effettuare l’immediato pagamento dei propri debiti mediante diretto accredito delle somme dovute sul conto corrente del creditore. Infine, ricordiamoci che proprio questo grande ritardo causa spesso lo stato di decozione delle imprese pregiudicando non soltanto la sopravvivenza delle stesse, ma anche molti posti di lavoro. E proprio in questo periodo in cui nessuno di noi è risparmiato dal dolore causato dal Covid19, l’auspicio è che i suggerimenti o le proposte costruttive vengano valutate adeguatamente e non rimangano ignorate, ciò indipendentemente dalla loro provenienza’.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

26 Aprile 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»