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VIDEO | Due stupri in cinque giorni, fermato a Bologna. E spunta disegno con 18 cuori spezzati

Il responsabile è un 27enne libico, irregolare sul territorio e con a carico due decreti di espulsione: ieri mattina i carabinieri lo hanno catturato in un capannone in via Agucchi: lui ha tentato di fuggire da una finestra
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BOLOGNA – Il 15 e il 20 aprile ha violentato due donne in un capannone abbandonato in via Zanardi a Bologna, e ieri mattina i Carabinieri della Stazione Bertalia lo hanno scovato in un altro capannone, in via Agucchi, eseguendo nei suoi confronti un fermo di indiziato di delitto e portandolo nel carcere della Dozza con l’accusa di violenza sessuale multipla. Il responsabile, fanno sapere i militari, è Yassine Misri, un 27enne libico, irregolare sul territorio e con a carico due decreti di espulsione, che nei giorni scorsi ha abusato di una studentessa bolognese di 23 anni e di una 33enne marocchina.

Yassine Misri

La prima vittima è stata la 23enne italiana, che nella notte del 15 si era data appuntamento con l’uomo davanti a un negozio di alimentari di via Zanardi, probabilmente, a quanto si apprende, per comprare della droga. Il 27enne l’ha convinta a seguirlo fino al capannone, già teatro di un tentato stupro all’inizio di aprile, e una volta arrivati le ha detto di aspettarlo fuori. Dopo qualche minuto, non vedendolo tornare, la ragazza è entrata e lui l’ha aggredita alle spalle, stringendole la gola e minacciandola di morte, per poi iniziare a palpeggiarla. Lei ha resistito e ha iniziato a gridare, ma dal momento che il posto è isolato nessuno l’ha sentita. La ragazza, però, non si è data per vinta, nonostante l’uomo la minacciasse dicendole “stasera devi morire qui“, e intorno alle 2.30 è riuscita a scappare: alla fine si è rifugiata in un ristorante vicino, in cui per sua fortuna c’era ancora qualcuno nonostante fosse già chiuso, e da lì sono stati chiamati i Carabinieri, che sono subito andati al capannone ma non hanno trovato nessuno.

Lei, comunque, ha fornito una descrizione dettagliata dell’aggressore, ed è stata poi curata all’Ospedale Maggiore con una prognosi di sette giorni.

Ancora più grave l’episodio avvenuto il 20 aprile. In questo caso la vittima, la 33enne marocchina, si trovava nello stesso negozio di alimentari di via Zanardi intorno alle 22, e uscendo ha visto il 27enne che stava facendo una videochiamata proprio a un’amica della donna. Per questo motivo la 33enne ha iniziato a fare conversazione con l’uomo, che le ha proposto di andare insieme a trovare l’amica comune. A quel punto i due si sono incamminati lungo via Zanardi, ma davanti al capannone lui l’ha trascinata dentro e l’ha tenuta lì per circa 50 minuti, violentandola e minacciandola di morte con un coltello da cucina con una lama di 30 centimetri.

Per sfuggire al violentatore, la 33enne ha finto di sentirsi male, chiedendo all’uomo di prenderle delle pasticche che lei diceva di tenere nella borsetta. Per sua fortuna lui le ha creduto, e la donna è riuscita a scappare e a fermare un’auto che stava passando di lì, convincendo l’autista a cercare una pattuglia dei Carabinieri. Una volta trovati i militari, la vittima ha raccontato cosa era successo ed è stata portata al Pronto soccorso del Maggiore. Per lei la prognosi è di 20 giorni, vista la violenza subita e le ecchimosi dovute ai calci e alle botte ricevute.

Anche in questo caso il 27enne, che aveva anche rubato la borsetta della 33enne, contenente tra le altre cose il cellulare e una centinaio di euro, non è stato trovato nel capannone. I Carabinieri sono però riusciti, grazie alle indagini svolte, a scovarlo in un capannone di via Agucchi, che alle 6 di ieri mattina è stato circondato, consentendo ai militari di catturare l’uomo, che ha tentato senza successo di scappare da una finestra.

Alle indagini, fanno sapere i militari, ha collaborato anche il titolare del negozio di alimentari, che li ha aiutati ad identificare il colpevole. Oggi il pm Nicola Scalabrini, che si occupa del caso, invierà al gip la richiesta di convalida del fermo del 27enne, su cui peraltro sono in corso ulteriori accertamenti per capire se l’identità che ha dichiarato sia autentica.

NEL SUO COVO 18 CUORI DISEGNATI, INQUIRENTI CERCANO ALTRE POSSIBILI VITTIME

Le due donne violentate dal 27enne libico fermato ieri dai Carabinieri della Stazione Bertalia di Bologna potrebbero non essere le sue uniche vittime. L’ipotesi, che comunque è ancora tutta da verificare, nasce dal fatto che nel casolare di via Agucchi in cui si nascondeva l’uomo sono stati trovati, disegnati su un muro, 18 cuori spezzati. Ora i militari faranno degli approfondimenti su questi disegni, per capire se siano collegati in qualche modo agli episodi di violenza sessuale di cui è responsabile l’uomo e se, eventualmente, corrispondano ad altrettante vittime. Si tratta comunque di un’ipotesi al momento priva di riscontri certi, anche perché il 27enne che è stato fermato non sarebbe l’unica persona a trovare riparo in quel casolare, e quindi non è nemmeno detto che i disegni siano opera sua.




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