Ricerca, ‘Certamente’ 2018: neuromarketing applicato al business

Esperti a convegno il 10 e 11 maggio presso lo Spazio Antologico degli East End Studios di Milano
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ROMA – Le applicazioni nel campo delle neuroscienze promettono quello che solo fino a qualche anno fa poteva sembrare fantascienza, nel prossimo futuro, le macchine, gli aerei e i treni potranno rilevare lo stato di salute del guidatore e potranno conoscerne lo stato interno dello stesso, risultando sempre più ‘intelligenti’. Si perché questi studi trovano applicazione nella vita quotidiana e hanno messo in evidenza che esistono molti centri di decisione che abitano nel nostro cervello. Attraverso metodiche specifiche è possibile misurare i processi e le attivita’ cerebrali applicabili al marketing per capire come il pubblico reagisce alle pubblicita’ o al packaging di un prodotto.

“Dopo tanta accademia durante i meeting di ‘Certamente 2018’ i corsisti potranno appurare praticamente come le conoscenze si possono tradurre in un vantaggio competitivo per le aziende che le impiegano. Infatti in questo contesto le migliori pratiche delle neuroscienze verranno viste dal punto di vista applicativo in casi che provengono da tutto il mondo, ad esempio mediante le risposte delle persone tramite una tastiera possono inferire i loro atteggiamenti impliciti circa molti prodotti”, ha dichiarato alla Dire il Professor Fabio Babiloni, direttore scientifico di BrainSigns, spin-off di innovazione scientifica della Sapienza di Roma che introdurra’ i lavori e presenziera’ alcune tavole rotonde della terza edizione di ‘Certamente 2018’ che si terrà il 10 e l’11 maggio presso lo Spazio Antologico degli East End Studios di Milano.

‘Brain Signs’, la Sapienza misura le emozioni davanti a pubblicità e arte

Le frontiere del neuromarketing arrivano fin dove non immaginiamo e trovano applicazione nella vita di tutti i giorni. Nei laboratori Brain Signs dell’Università la Sapienza di Roma si portano avanti esperimenti che consentono, attraverso cuffie specifiche dotati di sensori, di rilevare e monitorare se un soggetto ha difficoltà d’interazione con un sito web o con un particolare compito. In più all’interno di questi setup si traccia anche la facilità o al contrario la difficoltà che una persona ha nel reperire determinate informazioni.

“All’interno dei nostri laboratori si possono misurare le attività cerebrali in risposta ad esempio alla comunicazione pubblicitaria, all’analisi del packaging ma anche la percezione di opere d’arte. Questi indicatori poi vengono, a loro volta, utilizzati per migliorare l’esperienza di comunicazione o di prodotto”, ha aggiunto il Direttore scientifico di Brain Signs dell’Universita’ Sapienza di Roma.

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