A Bologna furbetti pure tra gli anziani, ‘bugie’ nelle richieste di rimborso per furti

In sei mesi, da settembre a febbraio, sono stati liquidati sono stati 173. Il trend sembra in calo rispetto agli anni precedenti
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BOLOGNA – I furbetti? Ce ne sono anche tra chi chiede di accedere al contributo erogato dal Comune di Bologna agli anziani vittime di furti e rapine. “Verifichiamo tutte le domande e non sono infrequenti i casi di dichiarazione mendace“, spiega in commissione Silvia Cestarollo, responsabile dell’unità Adulti vulnerabili di Palazzo D’Accursio: c’è chi afferma di essere residente a Bologna anche se non è vero, oppure ci si imbatte “in persone che presentano la stessa denuncia a più sindacati”. I controlli, comunque, fanno sì che in questi casi le richieste vengano respinte e, nel complesso, “non abbiamo problematiche da segnalare”, afferma Cestarollo.

L’attuale servizio è quello che da settembre ha sostituito il progetto precedente, che con il supporto di Hera offriva la possibilità di stipulare un’assicurazione. Ora, invece, ci sono contributi diretti: 100 euro una volta all’anno, che salgono a 500 se l’episodio avviene nel giorno del ritiro della pensione, più fino a 300 euro per l’intervento di fabbri e falegnami dopo furti con scasso. Esclusi gli anziani già assicurati e quelli che hanno denunciato un episodio all’anno negli ultimi tre anni.

Per coprire il periodo settembre 2017-dicembre 2018, il Comune aveva stanziato 68.000 euro. Poi si sono aggiunti 20.000 euro da Tper, “anche perchè molti furti avvengono proprio sui bus“, afferma l’assessore al Welfare, Giuliano Barigazzi, che esprime “soddisfazione per questo ulteriore contributo, che ci mette un po’ al riparo e ci permetterà di capire come stanziare analoghe risorse per il prossimo anno, se i numeri saranno confermati”. Quando era in vigore il sistema con l’assicurazione, erano stati conteggiati circa 700 episodi nel 2015 e 600 nel 2016. Ora, da settembre a febbraio, i casi liquidati sono stati 173.

Emerge dunque un trend in calo, “ma non possiamo dire che i numeri siano più bassi perchè sono diminuiti i furti. Un po’ è vero”, afferma Cestarollo, ma va anche considerato che “quando un sistema cambia, ci vuole un po’ di tempo affinchè i cittadini ne vengano a conoscenza”. Per quanto riguarda le tipologie di reato, spiccano i furti sui bus e poi quelli nei centri commerciali: spesso “fuori dal supermercato, quando si carica la spesa e si lascia la borsa incustodita nel carrello”, spiega Cestarollo. Pochi i furti in casa, tra l’altro spesso legati a “denunce poco chiare”, aggiunge la dirigente. Sparisce soprattutto il portafogli, seguito dal cellulare, che spesso gli anziani ammettono di aver lasciato appoggiato da qualche parte.

Quando si chiede il rimborso, poi, la comunicazione dell’Iban “è quella che ci impegna di più perchè a volte il codice è trascritto in maniera non chiara”, racconta Agostino Gamberini dell’associazione San Bernardo, che raccoglie le denunce al pari dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil. Non è un caso, dunque, che il progetto preveda anche incontri per informare gli anziani sugli accorgimenti da usare ed un supporto psicologico. “Siamo convinti che il progetto possa allargarsi“, dichiara Gina Risi della Fnp-Cisl, perchè i dati “sono da start up”. Del resto ci sono già altri casi non conteggiati, ricorda Risi, perchè la Cisl ha un suo fondo analogo (“E non è detto che si riuscirà a protrarlo”) per i propri iscritti: vanno aggiunti 30 casi per Bologna città, 70 con la provincia. Intanto, i numeri “confermano la validità dell’accordo”, sottolinea Nadia Tolomelli dello Spi-Cgil, auspicando la possibilità di allargare il progetto “oltre i confini comunali di Bologna”.

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