Napoli, arrestato gambiano di 21 anni legato all’Isis: doveva lanciare auto contro la folla

NAPOLI – Nato in Gambia il 10 dicembre 1996 e arrivato in Italia dall’Africa circa un anno fa, Alagie Touray è stato arrestato il 20 aprile scorso.  Era un rifugiato, accolto in un centro d’accoglienza straordinaria di Pozzuoli, nel territorio di Licola, poco distante da Napoli. E’ stato fermato, su ordine della procura partenopea, all’esterno di una moschea di Licola, frequentata dalla comunità islamica della zona flegrea e del giuglianese.

E’ gravemente indiziato di aver partecipato all’Isis, circostanza verificata grazie a un video acquisito dalla Digos della questura di Napoli e dal Ros dei carabinieri. In quelle immagini, che erano state registrate proprio all’interno del Cas di Licola, Touray “prestava giuramento – ha spiegato il procuratore della Repubblica di Napoli, Giovanni Melillo – al califfo Abu Bakr Al Baghdadi“, leader dello Stato Islamico.

“Normalmente il giuramento di fedeltà è un atto prodromico alla commissione di delitti. E’ la prima volta che il giuramento viene scoperto prima di un attentato”, ha riferito il capo della polizia, Franco Gabrielli. Quel video era stato diffuso tramite Telegram e, sempre attraverso quest’app, il giovane gambiano avrebbe ricevuto indicazioni direttamente da Daesh di “lanciare un’autovettura contro la folla“, ha detto Touray nel corso degli interrogatori.

Il 21enne era titolare di un foglio di soggiorno provvisorio dopo aver richiesto la protezione internazionale. La sua fuga dall’Africa era partita lo scorso anno: dopo essere giunto in Libia, Touray aveva fatto ingresso in Italia il 22 marzo 2017, arrivando nel porto di Messina insieme da altri 638 migranti. Come lui, altre 208 persone arrivano dal Gambia ed erano tutti partiti dalla Libia alla volta dell’Italia.

Il 10 aprile scorso, nella sala mensa di quella struttura alberghiera a ridosso del mare che lo ospitava insieme ad altri stranieri, aveva girato il video in cui giurava fedeltà al califfo con la videocamera di un cellulare. Quel video era stato inviato ad altre persone – non ancora identificate – su Telegram e, in chat, Touray, tramite dei messaggi vocali, chiedeva ai suoi interlocutori di “pregare per lui“, sostenendo di “essere in missione“. Non è certo, però, se il 21enne volesse compiere o meno degli atti terroristici.

Sempre nel corso degli interrogatori, ha riferito di non volere “dare seguito realmente a quell’attacco richiesto”.

Le indagini proseguono per identificare ogni aspetto della vicenda“, ha sottolineato Melillo. Il capo della polizia, Franco Gabrielli, ha spiegato come non sia stato “sventato un attentato terroristico. Abbiamo preventivamente individuato un soggetto che si era dichiarato disponibile, giurando fedeltà al califfato. E riteniamo altamente probabile che avrebbe dato seguito a quel giuramento”.

26 Aprile 2018
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