Addio a Guazzaloca, espugnò Bologna… nascondendo i manifesti di Berlusconi

Il ricordo del direttore dell'Agenzia Dire Nico Perrone
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di Nico Perrone, direttore dell’agenzia Dire

ROMA  – Onore al vecchio combattente, all’ex sindaco Giorgio Guazzaloca che espugnò Bologna la rossa. Ma anche se appoggiato dal centrodestra berlusconiano Guazzaloca vinse da solo.

Memorabile un retroscena di cui parlò allora la ‘Dire’: Berlusconi recapitò a Guazzaloca dei gran manifesti con Silvio in primo piano. Guazzaloca li vide, disse ‘che belli’, e li lasciò sotto le scale. Nessuno li andò ad affiggere.

Vinse lui, perché lui era un pezzo grosso di Bologna. Il macellaio, così veniva definito, e si vantava, della sua gavetta nella bottega di via Marconi dove affettava carne per tutta Bologna.

Con Guazzaloca sindaco ho avuto da subito, a pochi giorni dalla sua elezione a primo cittadino, litigate memorabili. E quando la segretaria me lo passava al telefono erano subito parole di fuoco, contro questo o quel titolo della ‘Dire’, questa o quella ricostruzione a proposito di un suo progetto per la città. Cercò di ostacolare la ‘Dire’, di cui ero caporedattore, in tutti i modi: vietò al Comune di abbonarsi, si incavolava con i consiglieri della sua maggioranza se leggevano i lanci della ‘Dire’ o commentavano sulla ‘Dire’. Insomma, anni non facili. Ma Guazzaloca amava Bologna, si sentiva parte della sua città, quasi fosse un mattone degli Asinelli. Quando comandava, e come comandava, da capo dei commercianti, tutto doveva ruotare attorno alla sua Ascom. E per sapere qualcosa, magari da qualche consigliere che non lo appoggiava in tutto e per tutto, bisognava giurare e rigiurare che mai e poi mai avremmo rivelato la fonte… “sennò sono morto”, dicevano. Guazzaloca era così.

Poi lo incontravi in Piazza Maggiore, seduto al solito tavolino del solito bar, e ti salutava come niente fosse. E ti chiedeva sempre qualcosa, giurando che lui non leggeva le notizie da nessuna parte, anche se aveva sempre una mazzetta di 10 giornali sottobraccio. Tu provavi a dire: ma quei giornali? E lui rispondeva che era una abitudine, che non li leggeva, li portava per compagnia. Non era vero: leggeva tutto, sapeva e controllava ogni virgola. E i cronisti della ‘Dire’ di allora se lo ricordano bene. Era un personaggio di Bologna, che solo Bologna poteva comprendere. Amico di tutti, conosceva tutti, da Casini a Prodi fino al segretario del Pci-Ds-Pds ecc. I cittadini lo salutavano. All’appuntamento più importante della città, la Festa de L’Unità, non mancava mai. A sorpresa, appariva, si sedeva ad un tavolo e dopo aver bevuto qualcosa magari si metteva a giocare a carte.

Un personaggio di altri tempi, con cui è stato certamente difficile parlare, ma che mi sarebbe dispiaciuto non aver conosciuto.

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