Pfas, Giunta valuta contromisure e fa appello per i fondi

VENEZIA - L'emergenza Pfas, scatenata dai risultati del
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VENEZIA – L’emergenza Pfas, scatenata dai risultati del biomonitoraggio effettuato sugli abitanti di alcuni Comuni veneti le cui acque sono state contaminate da sostanze perfluoroalchiliche, è stata oggi al centro di un vertice in giunta regionale, a cui hanno partecipato gli assessori all’Agricoltura, all’Ambiente e alla Sanità, con i rappresentanti del mondo agricolo (Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Anpa Veneto). Gli assessori hanno spiegato quali saranno i prossimi passi previsti per affrontare il problema, a cominciare dalla stipula di convenzioni tra Regione e le organizzazioni agricole per calmierare i prezzi delle analisi necessarie a verificare la qualità dell’acqua dei pozzi.

acquaUna volta conosciuti gli esiti, e individuati gli eventuali pozzi che dovessero superare la soglia di accumulo, le due ipotesi d’intervento che sono state avanzate sono la variazione dell’altezza dei pozzi per raggiungere una falda pulita o l’apposizione di filtri. Si sta anche valutando la possibilità di deviare verso le zone inquinate parte dell’acqua gestita dal Consorzio di Bonifica di secondo grado Lessino-Euganeo-Berico (Leb) la cui acqua, captata dal fiume Adige, potrebbe contribuire alla diluizione delle sostanze sia sulle falde che sulle acque superficiali. Scartata, invece, l’ipotesi di collegare le aziende alla rete idrica pubblica, sia per gli alti costi, sia per l’impossibilità che l’acqua potabile degli acquedotti sia sufficiente ad rispondere sia alle esigenze della popolazione che a quelle degli agricoltori.

“Da qualsiasi parte la si affronti si tratta di una situazione di grande impatto sanitario, ambientale, agricolo ed anche emozionale, che comporterà costi ingenti”, hanno dichiarato gli assessori, facendo presente che “lo Stato non può rimanere indifferente. Occorrono finanziamenti straordinari e la fissazione, una volta per tutte, di limiti cogenti sull’accumulo di queste sostanze, delle quali in realtà non si è ancora in grado di conoscere compiutamente la reale pericolosità. Un limite nazionale- hanno concluso gli assessori- è l’unico elemento di chiarezza che ancora manca, ma è fondamentale”.

di Fabrizio Tommasini, giornalista

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