FIRENZE – Il raggiro era degno di un thriller finanziario. E anche l’imprevedibilità del suo sviluppo è degno della saga cinematografica con protagonista il più famoso 007. Ursula Andress, prima Bond girl dello schermo, aveva denunciato di essere stata vittima in Svizzera, dove risiede, di un’autentica frode che aveva fatto svanire il suo patrimonio. Dopo mesi di investigazioni il patrimonio è spuntato fuori: a San Casciano Val di Pesa, sulle colline fiorentine. Proprio in Toscana sono stati ritrovati ben 20 milioni di euro, l’equivalente di 18 milioni di franchi, del suo patrimonio evaporati per un presunto schema che ha portato a depauperare la disponibilità finanziaria dell’attrice per mano di chi in teoria avrebbe dovuto difendere i suoi interessi. Ed è per questo motivo che il giudice per le indagini preliminari di Firenze, accogliendo una richiesta della Dda di Firenze, ha autorizzato il sequestro finalizzato alla confisca di beni e disponibilità patrimoniali per analoga cifra. Arrivando a mettere le mani su un complesso immobiliare a San Casciano composto da 11 unità immobiliari, 14 terreni destinati a vigneto e uliveto, oltre a opere d’arte e ulteriori disponibilità finanziare. Beni considerati dagli inquirenti profitti di reati di riciclaggio e autoriciclaggio ai danni dell’attrice. Le indagini hanno preso le mosse da una denuncia alle autorità elevetiche da parte dell’attrice. Gli approfondimenti del ministero pubblico del cantone di Vaud hanno puntato subito i fari su una possibile distrazione di risorse finanziarie con una pluralità di operazioni connotate da una “elevata opacità”.
In breve per confondere le acque sarebbero stati messi in atto investimenti in società estere, acquisizioni e ulteriori operazioni negoziali finalizzate a ostacolare la tracciabilità dell’origine illecita delle disponibilità. Una svolta significativa è arrivata con la scoperta di collegamenti in Italia, specialmente in provincia di Firenze. Ed è stato a questo punto che la direzione distrettuale antimafia della procura locale, delegando le indagini alla guardia di finanza, ha potuto iniziare a ricostruire la filiera intera dei movimenti di denaro. Grazie all’attivazione delle procedure previste in ambito di cooperazione giudiziaria internazionale, le fiamme gialle ritengono di aver accertato che i proventi dei presunti reati commessi in Svizzera siano stati oggetto di azioni di stratificazione volte a intralciare l’identificazione dei presunti delitti. L’approdo in Toscana e a Firenze, d’altra parte, viene letta dalla guardia di finanza come un campanello d’allarme. Il territorio, viene spiegato in sostanza, si conferma esposto al rischio di reinvestimenti di provenienza illecita per schermare il vantaggio economico conseguito con queste condotte.



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