Clacson invadono Bologna: i tassisti invocano aiuti e vaccini

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Un centinaio di auto bianche hanno sfilato per le vie del centro suonando il clacson: una protesta rumorosa per chiedere alle istituzioni aiuti concreti
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BOLOGNA – Una protesta a colpi di clacson per le strade di Bologna. È la manifestazione dei tassisti che questa mattina hanno sfilato per la città per esprimere il loro “disagio” perché “stiamo anche perdendo la dignità del nostro lavoro” e dunque “chiediamo rispetto”. Un centinaio di veicoli bianchi è partito dal piazzale della Regione in viale Aldo Moro per arrivare fino in piazza Maggiore, proprio davanti ai gradini di San Petronio. Un messaggio ‘rumoroso’, a ridosso dell’annuncio di ristori per la categoria da parte della Regione Emilia-Romagna, per essere ascoltati dalle istituzioni. I problemi sono tanti, a cominciare dal lato economico: “C’è pochissimo lavoro, la situazione è sotto gli occhi di tutti”, per questo i tassisti chiedono “un intervento al Governo un po’ più sostanzioso nell’aiutarci in queste nostre problematiche”.

Per far fronte almeno in parte a questo, dei “722 taxi” che ci sono a Bologna “ci siamo imposti di lavorare al 50%, per cui un giorno lavora la metà della categoria, un giorno l’altra metà”. Oggi infatti la protesta era dei taxi non in servizio. Una scelta che “ci siamo autoimposti per venirci incontro, noi siamo una grande famiglia, vogliamo aiutarci tra di noi, abbiamo però bisogno che qualcuno ci dia una mano a salvarci da questa situazione così triste”. Situazione che incide anche sull’aspetto psicologico. “Quando si è a casa si è a casa- spiega Salvatore Vrenna, che siede nel cda di Cotabo- dopo un anno per noi inizia a essere molto, molto, molto difficile. A livello psicologico sta diventando per noi molto pesante, è una ferita molto grande per la nostra categoria. Arrivare a fine mese è diventato difficile. Noi ormai lavoriamo al 50% da un anno con meno della metà degli incassi, la paura è tanta, oltre alla pandemia”.

E anche sul lato sanitario, i tassisti chiedono più attenzione. “Noi siamo a contatto col pubblico quindi con le persone, tutti i giorni in strada a contatto con questa pandemia. Vorremmo che ci fosse riconosciuto quest’aspetto, non essere trattati come imprese individuali o partite Iva” prosegue Vrenna. Per questo “forse noi meriteremmo, insieme a tutti i trasporti pubblici, di essere messi un po’ più avanti nella vaccinazione“, chiaramente, specifica, mettendo prima “le persone più a rischio e con più difficoltà perché dobbiamo svuotare gli ospedali, però potrebbe essere una buona cosa, per la nostra salvaguardia e dei nostri familiari”, conclude.

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