R. D. Congo, guardaparchi di Virunga indagati per contrabbando di armi

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Tredici arresti nel nord Kivu, per presunto sostegno ai gruppi ribelli
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ROMA – Esponenti dell’Institut congolais pour la conservation de la nature (Iccn), responsabili della tutela del Parco di Virunga, sono indagati con l’accusa di contrabbando di munizioni nella provincia del Nord Kivu. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, del traffico avrebbero beneficiato ribelli delle Forces democratiques alliées (Adf), in particolare nella regione di Beni. All’origine dell’inchiesta c’è la scoperta di 82 casse di munizioni in una casa abitata da un responsabile di Iccn. Nei giorni successivi sono state arrestate 13 persone, tra le quali civili, ufficiali e soldati dell’esercito. Secondo Radio Okapi, emittente dell’Onu nella Repubblica democratica del Congo, i sospetti sono stati trasferiti ieri nella capitale Kinshasa.

Stando a “fonti della sicurezza”, uno dei militari ha confessato in un primo interrogatorio che le munizioni erano destinate sia alle Adf che a gruppi di miliziani Mai-mai nel settore di Rwenzori, presso Beni, e ad altre formazioni armate a Tchabi, nella provincia di Ituri. Secondo Radio Okapi, si tratterebbe della prima volta che militari coinvolti in operazioni contro le Adf a Beni sono arrestati con l’accusa di sostenere i ribelli. In un comunicato, l’Institut ha confermato che nei confronti di alcuni suoi esponenti sono stati adottati provvedimenti ma ha smentito ogni coinvolgimento nel contrabbando.

Costituito nel 1925, il Parco di Virunga si estende su oltre 7.700 chilometri quadrati, da Beni fino a Goma, il capoluogo del Nord Kivu. Nella provincia sono attivi gruppi armati locali e di origine straniera, come le Adf, che si sarebbero spostate nella Repubblica democratica del Congo dall’Uganda. In uno degli agguati attribuiti a milizie irregolari sono stati uccisi il 22 febbraio l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e Mustapha Milambo, un autista del World Food Programme (Wfp).

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