Angola, vanno a scuola le ragazze del Bom Pastor

Intervista a Padre Renzo Adorni, missionario in Angola da 18 anni, che i occupa di seguire le scuole della parrocchia del Bom Pastor
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Luanda (ANGOLA) – “Chi non molla sono le ragazze; fanno quaresima tutto l’anno, ma non ne vogliono sapere di buttar via i libri e finire ‘zungheiras‘, venditrici di strada di carta igienica, biscotti o dentifrici”. Padre Renzo Adorni, missionario in Angola da 18 anni, lavora nelle scuole della baraccopoli di Kikolo. Con la DIRE parla della Sao Joao Paulo II, della Sao Pedro, della Sagrado Coracao e delle altre scuole della parrocchia del Bom Pastor, periferia di Luanda. Insieme fanno più di 6000 studenti e una certezza: a impegnarsi sono soprattutto le ragazze, nonostante una crisi economica che negli ultimi due anni ha fatto impennare i prezzi e moltiplicato le difficoltà. “Le verdure al mercato, il pesce surgelato dai cinesi, il gasolio e ora persino l’acqua” accusa padre Adorni: “Tutto costa molto di più”. È la maledizione del petrolio, tesoro nazionale e prima fonte di valuta estera dell’Angola, che questa volta ha tradito. In due anni il prezzo del barile è crollato da 160 a 100 dollari, poi addirittura a 30 prima di tornare un po’ più su, attorno ai 55.

Per difendere la moneta locale e la stabilità, la Banca centrale ha introdotto una serie di restrizioni. Impossibile ritirare euro e dollari, e tanti dipendenti pubblici non riescono a incassare gli stipendi neanche nella valuta locale: “A volte”, conferma padre Adorni, “i nostri maestri tornano dalla banca a mani vuote perché mancano kwanza”. Anche i genitori degli alunni hanno le loro difficoltà. “La retta mensile nelle scuole cattoliche vale tre o quattro birre” calcola il missionario: “È il minimo per coprire le spese di manutenzione delle scuole, ma rappresenta comunque un onere per le famiglie”. Che i tempi siano difficili lo confermano, indirettamente, nuove disposizioni che riguardano le “zungheiras“. “Prima in strada rischiavano di essere malmenate”, spiega padre Adorni, “ma adesso anche il governo e la polizia si rendono conto che c’è grande crisi e chiudono un occhio”. Giovani e giovanissime, bacinelle di plastica in equilibrio sulla testa ricolme di frutti, barattoli e scatolette, continuano a camminare chilometri. Ogni giorno, anche scalze, dalle ‘mosseques’ di baracche legno e lamiera fino al centro o nei ‘bairros’ dove c’è mercato, nella direzione del mare.

dal nostro inviato in Angola, Vincenzo Giardina

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