domenica 9 Agosto 2026

VIDEO | “I nostri medici sul territorio e ‘sì’ al Salva Milano”, parla la rettrice dell’Università Statale

Intervista alla ‘Magnifica’ Marina Brambilla: “Salviamo e salveremo ancora l’economia di una parte importante del paese”

Video di Viviana Astazi, collaborazione ai testi di Nicola Mente

MILANO – Medici sul territorio a supporto dello sforzo post Covid del Pnrr; sì al Salva Milano (“fa male sentirlo chiamare così. Da qui abbiamo salvato e salveremo ancora l’economia di una parte importante del paese”); e semaforo verde dal governo, dopo mesi di battibecchi coi rettori, sul Fondo ordinario, che salirà nel 2025 a 9,4 miliardi. Un mese dopo aver inaugurato il suo primo anno accademico, la rettrice dell’Università Statale di Milano, Marina Brambilla, in un’ora di intervista a tutto campo con la ‘DIRE’ spiega anche cosa intende quando parla di maggior peso degli atenei nel dibattito pubblico, insiste sull’innovazione didattica grazie al digitale, disegna progetti di rigenerazione urbana. “Siamo 60.000 studenti, saremmo 100.000 se non avessimo favorito negli anni gli spin off di Bicocca e Insubria”, dice alla fine con una punta di orgoglio la rettrice. “Mi piace molto la vostra definizione della Statale come ‘città nella città’”.

Brambilla, germanista, dunque internazionale per formazione, sa di guidare uno dei bacini studenteschi e didattici più estesi in Italia, e sa quanto la mutazione genetica del capoluogo lombardo porterà nel futuro dinamiche nuove, abbandonando quegli stereotipi che vedono Milano internazionale soltanto per quanto concerne affari e business. Ecco il resoconto di un’ora di colloquio nella sede di via Festa del Perdono, quella Cà Granda che guarda già verso il Duomo e che gli Sforza fondarono nel 1456, ricordano le targhe sotto le volte dei portici. Una sede centrale che presto vedrà partire per Mind (i terreni risorti da Expò 2015) tutte le facoltà scientifiche, e a sua volta, sottolinea Brambilla, sarà oggetto di un importante piano di rigenerazione urbana.

La Statale è tante cose: una storia di 100 anni, un’istituzione, una città nella città, con i suoi 60 mila studenti. Al Suo insediamento in ottobre disse che “gli atenei devono diventare più centrali nel dibattito pubblico”. Ci spiega in che modo?

Mi piace molto la definizione di Statale come città nella città, proprio perché noi siamo il più grande ateneo di Milano, ma anche della Lombardia e con i nostri 60.000 studenti, 2.500 docenti e circa 2.000 unità di personale tecnico, amministrativo e bibliotecario, davvero abbiamo una comunità così ampia da essere rappresentativa di un pezzo importante della società. Noi, noi università, sicuramente la Statale, non dobbiamo intervenire nel dibattito, prendendovi parte in modo partitico, in modo politico, inteso come agone politico. Noi dobbiamo essere in grado di comunicare alla cittadinanza e al paese. La nostra capacità di riflettere e di fare ricerca, di fare formazione proprio su quei temi che caratterizzano la sfida del paese, l’intelligenza artificiale, la transizione digitale, la necessità di competenze più vicine al mercato del lavoro e il diritto allo studio sono tutti temi su cui noi abbiamo una storia importante di approfondimento, di riflessione e di ricerca, e quindi credo sia questo il modo in cui l’università Statale deve partecipare al dibattito.

Come affronterà le sfide legate al sottofinanziamento dell’istruzione superiore? Sulla revisione del Fondo ordinario vi state battendo con la Crui. Il Mur ribatte che è in attesa dall’estate di una risposta dei rettori su come riformare il Fondo. Ci sono novità su questo?

Su questo in effetti ci sono dei passi avanti. Proprio durante la settimana scorsa il Ministro Bernini ha incontrato tutti i rettori e innanzitutto ha annunciato un aumento del fondo di finanziamento ordinario che per il 2025 si preannuncia di 9,4 miliardi, quindi in crescita. È stata presentata anche una prima ipotesi di riformulazione del Fondo di finanziamento ordinario. Quindi diciamo, quella proposta che il Ministro Bernini chiedeva alla Crui effettivamente è stata veicolata dalla Presidente Iannantuoni (rettrice Bicocca e presidente crui, ndr) su questo tavolo nominato dal ministro che in realtà ha un compito più ampio, cioè di riforma della 240 (la legge del 2010 che ha ridisciplinato governance degli atenei, stato giuridico e reclutamento del personale, e ha delegato il Governo ad adottare incentivi per la qualità, ndr). Questo tavolo nelle prime riunioni si è dedicato proprio alla proposta di riformulazione del Fondo di finanziamento ordinario. Quindi c’è una prima proposta, che però non è ancora non è ancora stata tradotta in norma.

Nel piano strategico, in un ateneo che con la no tax area a 30 mila euro accoglie gratis la metà dei suoi studenti, Lei ha posto un forte accento sulla necessità di ampliare l’accesso alla didattica. Ha parlato di corsi a distanza e soprattutto di intelligenza artificiale. E’ solo welfare o farete altra e nuova concorrenza agli atenei stranieri?

Io ho voluto mettere l’accento anche sulla didattica a distanza, perché su questo tema così caldo, credo che per una grande università pubblica come siamo noi il tema centrale sia capire perché ci sono delle persone che si iscrivono a un’offerta a distanza. Sicuramente in tanti scelgono questo tipo di offerta perché hanno una difficoltà oggettiva nel conciliare la vita lavorativa e una famiglia con una presenza quotidiana in ateneo. Quindi noi come Università Statale- pur restando un ateneo che fa della presenza, dell’incontro, del dialogo, della possibilità di studiare in sedi fisiche, in laboratori il cuore della propria attività- nei prossimi anni attiveremo anche delle offerte a distanza, perché c’è comunque una parte di studenti che si trovano in una condizione di vita un po’ diversa. Credo che negli anni del Covid abbiamo imparato ad utilizzare al meglio anche gli strumenti della didattica a distanza, e quindi, così come succede in effetti anche in tanti paesi europei dove ci sono i corsi a distanza anche offerti dalle università pubbliche, la nostra offerta non sarà mai comunque un’offerta commerciale. Saranno corsi a distanza dove sarà comunque sempre tenuto un punto fermo: quello della qualità dei docenti e della serietà della valutazione.

Vero è che magari uno studente norvegese è più facile averlo con un corso a distanza…

Diciamo che quello della didattica a distanza può essere uno strumento sia per quella parte di studenti che necessitano di una formazione continua, o di upskilling o reskilling. Un’esigenza che ormai durante il percorso lavorativo e professionale tanti di noi hanno. Questo approccio può essere utilizzato anche sui post laurea e sui master, dove funziona molto bene. Può però essere anche uno strumento per una maggiore internazionalizzazione dell’ateneo, che anche qui avrà sicuramente un’offerta in presenza. Tenga conto che noi abbiamo già circa 51 corsi di laurea erogati in lingua inglese, ma è chiaro che anche su questo fronte si può crescere molto.

Milano si sta trasformando dal punto di vista urbanistico e ha accolto nuove esigenze. Il vostro contributo più importante verrà da Mind, dove con 600 milioni di investimento sorgerà un campus per 23.000 persone. Ma siete impegnati anche sulla residenzialità per studenti, con 5-600 alloggi cofinanziati dal Pnrr da aggiungere ai 1.200 che già gestite. Da ‘costruttore’ pubblico che idea si è fatta del dibattito sul Salva Milano che ai primi di marzo approda al Senato?

Sul Salva Milano ritengo molto negativo che si sia strumentalizzato quanto accaduto in termini di interpretazione delle norme urbanistiche, in una discussione che è diventata polarizzata dal punto di vista politico. Credo che si debba veramente ricondurre la discussione al tema tecnico urbanistico da cui tutto è partito e che poi si debba comunque continuare a riconoscere a Milano il ruolo di città dell’innovazione, e oggi- anche sempre di più- città della conoscenza e della ricerca. Qui ci sono tanti progetti importanti, molti anche finanziati con il Pnrr e quindi che rientrano in una progettazione nazionale che credo sia importante per tutti. Milano ha salvato e salva e continuerà a salvare l’economia di una parte importante del paese, e a noi che siamo nati, viviamo e operiamo qui sentir parlare di ‘Salva Milano’ fa un po’ male. Dopodiché, per noi i campus e quindi la presenza sono al centro e questo è il motivo per cui nei prossimi sei anni la Statale non solo realizzerà il suo campus scientifico a Mind e saremo attori della rigenerazione urbana dell’area di città studi, dove appunto attualmente ci sono i corsi di laurea che andranno a Mind. Senza dimenticare le residenze, perché non dimentichiamo che sul tema abbiamo attratto fondi dal ministero dell’Università e della ricerca, dunque abbiamo diverse operazioni in campo.

La nuova internazionalizzazione della città, dice spesso il sindaco Sala, dopo la finanza passerà dalla cultura. Ci sono progetti per un ruolo da protagonista della Statale? L’evento delle Olimpiadi 2026 come vi vede coinvolti?

Nel nostro essere un ateneo fortemente multidisciplinare, ovviamente abbiamo anche tante discipline che sul tema Olimpiadi possono dare e daranno molto. Abbiamo una facoltà di Scienze motorie tra le più importanti in Italia, tra l’altro tra i nostri docenti ci sono anche allenatori olimpici. Siamo forti anche sul tema giuridico che non sembra, ma intorno al tema Olimpiadi è molto importante, e stiamo organizzando degli eventi che ci permettono proprio di accompagnare con le varie competenze i giochi che verranno, e ne faremo anche un’occasione per presentare al meglio i nostri progetti in ambito sport. Penso ad esempio al centro sportivo Saini che noi abbiamo avuto in comodato dal Comune di Milano per farne proprio la sede del nostro campus in scienze motorie, ma anche per restituirlo alla città come grande campus sportivo.

Ha sottolineato all’inaugurazione dell’anno accademico che la Statale ospita la facoltà medica più grande della regione, con 3.500 specializzandi impegnati sul territorio. Ancora pochi giorni fa il governatore Fontana ha ricordato che la medicina di territorio è affamata di medici e infermieri. C’è un confronto in corso su questo con l’assessore Bertolaso?

L’interlocuzione con la Regione sul tema della sanità c’è, è molto importante, anche perché la sanità, così come il diritto allo studio, sono proprio temi forti della Regione. In questo siamo fortemente connessi col sistema sanitario regionale perché abbiamo una forte presenza, sia sui principali ospedali pubblici, Policlinico, Sacco, San Paolo, ma in realtà siamo in convenzione anche con moltissime strutture private e quindi abbiamo veramente una rete formativa, di ricerca e clinica molto diffusa. Credo veramente in un reciproco scambio positivo, con noi università che portiamo negli ospedali la ricerca, e la ricerca che poi porta all’avanzamento delle cure e quindi al miglioramento della clinica. Quanto alle case di comunità, stiamo invece proprio investendo molto con questo tavolo sulla medicina del territorio, con i nostri 3.500 specializzandi, ma anche con i 700 colleghi della facoltà medica, di cui la metà sono clinici attivi sulle strutture ospedaliere e l’altra metà pre clinici, ossia impiegati proprio in ricerca biomedica e quindi in quell’avanzamento delle cure che poi può portare a dei miglioramenti fino al letto del paziente.

A che punto sono i lavori della commissione disciplinare che deve istruire per il Senato accademico il procedimento didattico a carico dei protagonisti dei disordini di novembre al convegno pro vita?

Intanto faccio una premessa. Nella ricchezza della Statale c’è anche proprio una grande ricchezza delle associazioni studentesche. Non ci sono soltanto diverse liste di rappresentanza, ma moltissime associazioni ufficialmente riconosciute perché si iscrivono come tali e quindi organizzano attività non strettamente legate a orientamenti politici, ma diciamo a gruppi associativi. È chiaro che in questa ricchezza ci sono posizioni diverse, anche radicalmente diverse. Quello che dal mio punto di vista è importante è che la Statale resti un luogo dove si possono esprimere tutte le opinioni finché restano ovviamente nell’alveo di quelle costituzionalmente ammesse, finché lo si fa dialogando senza prevaricazione e senza mai togliere la parola ad altri, ma appunto presentando le proprie opinioni. La commissione disciplinare viene attivata in realtà ogni volta che ci sono casi di questo tipo, ma anche ogni volta che ci sono casi di plagio, di copiature agli esami, e seguono tutti la procedura prevista dai nostri regolamenti interni. Si crea una commissione di cui non fa mai parte il vertice, quindi io non ci sono, ma ci sono docenti, personale tecnico amministrativo e una componente studentesca scelta dalla conferenza degli studenti. Questa Commissione sente anche le persone, è stato sentito insomma anche il ragazzo e i ragazzi coinvolti e poi diciamo adotta una proposta di provvedimento disciplinare che viene riportata al Senato accademico. Sono state già fatte, penso, tre o quattro riunioni e dovremmo a marzo, penso in Senato, avere una proposta, come ad esempio può essere una sospensione.

Infine, per concludere, ci permetta Rettrice una domanda di carattere più “personale”. Quali sono state le sfide più significative che ha incontrato nel suo percorso verso la leadership dell’università e come le ha superate?

La difficoltà, detto tra virgolette perché poi in realtà è stato anche un piacere, è stata quella di approfondire il più possibile tematiche molto diverse, che possono andare dai temi fondamentali per i colleghi medici, a quelli che riguardano da vicino il personale tecnico, amministrativo e bibliotecario. Sono 2.000 persone e ovviamente noi siamo anche una grande azienda. La mia campagna elettorale, devo dire la verità, è stata molto tra virgolette all’antica, cioè io ho parlato con, forse, non dico uno per uno, però con le migliaia di persone che compongono l’ateneo. Diciamo che in una situazione come quella del nostro grande ateneo la cosa più difficile è remare tutti nella stessa direzione. Il rischio grande è quello di non riuscire a far capire a tutti qual è il progetto comune, l’obiettivo più importante, la sfida collettiva. Forse il nemico è un po’ l’egoismo, che a volte un po’ caratterizza la natura umana, cioè il fatto che tutti poi spesso siamo concentrati sulla nostra quotidianità, ed è dunque difficile vedere un progetto comune superiore ed è difficile che tutti vogliano insomma perseguirlo allo stesso modo.

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