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Dagli addominali alla fase genitale, tutti i (brutti) gesti di Cristiano Ronaldo. La Federcalcio saudita apre un’inchiesta

Non è la prima volta: il pubblico lo provoca invocando Messi e Ronaldo reagisce. La Federcalcio saudita apre un'inchiesta

Pubblicato:26-02-2024 13:39
Ultimo aggiornamento:26-02-2024 13:39

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ROMA – Sarà l’età, e la consapevolezza d’essere asceso svariati anni fa all’ultimo scatto di carriera del calciatore moderno: i meme. Fatto sta che Ronaldo ha smesso da un po’ di mostrare gli addominali – simbolo di forza – ed ha preso a concentrarsi sulle parti più intime. I genitali, espressione più o meno coniugabile di offesa e sbeffeggio. Con lo stesso, esponenziale, istinto vanesio: guardate cosa ho qui, cose di cui voi evidentemente non disponete. Una volta erano i tifosi avversari che l’attaccavano, oggi è l’ineffabile pubblico dell’Arabia Saudita che osa rinfacciargli la predilezione per Leo Messi. E ogni volta Ronaldo la prende peggio.

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C’è ricascato: ieri l’Al-Nassr ha battuto 3-2 l’Al-Shabab. Dagli spalti echeggia il solito “Messi, Messi. E il riflesso è condizionato: Ronaldo prima porta le mani alle orecchie e poi la mano al pube, mimando un gesto dall’interpretazione internazionale. La lega saudita ha aperto un’inchiesta disciplinare. L’Al-Nassr non ha ancora commentato.

I GESTI DI RONALDO: DAL ‘QUA QUA QUA’ ALLE PUDENDA

Non è, come si diceva, la prima volta. Ronaldo ha una storia di gestualità conflittuale che ne scandisce la carriera. Nell’aprile del 2023 le solite mani finirono con l’indicare i soliti genitali dopo aver perso contro l’Al-Hilal. Aveva rischiato un’espulsione per una mossa da lottatore non sanzionata, e i tifosi – manco a dirlo – avevano invocato il rivale lontano: Messi. Due settimane fa, dopo la sconfitta dell’Al-Nassr nella finale di coppa, aveva raccolto una sciarpa lanciata dai tifosi dell’Al-Hilal, se l’era strofinata sulle pudenda per poi lanciarla via.


Ma qui in Italia nessuno ha dimenticato le mani del campione, una volta con le quattro dita chiuse sul pollice per un inequivocabile “Paura, eh” ai tifosi dell’Atletico Madrid; un’altra, dopo un Real Madrid-Liverpool, quando vinse la Champions e aprì la mano a formare il cinque: le cinque Champions League che per l’appunto aveva vinto lui, e non altri. E quell’altra volta ancora, inarcando la schiena all’indietro e le mani, sempre le mani, ad incorniciare “los Huevos”, simulando l’esultanza del Cholo Simeone, tecnico avversario d’un derby europeo che pure usava festeggiare così.

Con la maglia della Juve affrontò a muso duro il romanista Florenzi, la mano a mimare la poca altezza del rivale e il “qua qua qua” delle oche. E quando la Juve finì eliminata eliminata dall’Ajax, Ronaldo scosse la testa mentre segnalava a chiari gesti la mancanza di coraggio dei suoi compagni.

Ronaldo ha un suo linguaggio dei segni, un esperanto che negli anni s’è incupito fino alle intemperanze che nemmeno il formalissimo sistema saudita riesce a placare. Sul finir di carriera è entrato in piena fase genitale.

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