Dimmi che colore sei, ti direi perché: quel di più da spiegare

quadro astratto
C'è uno spazio tra le strategie di prevenzione e mitigazione e le tabelle degli ospedali che si potrebbe presidiare meglio, o innovare. Sappiamo chi si ammala, ma talvolta nel comunicarlo non risalta il dove e perché
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BOLOGNA – Roma, 18 febbraio: l’ex viceministro della Sanità Pierpaolo Sileri dichiara che “è verosimile che alcune regioni tornino in zona arancione e qualcuna in zona rossa”. Poi via al dibattito a colori: limitarli a dove il Covid picchia più duro; rinviare la stretta al lunedì per salvare gli incassi domenicali di bar e ristoranti; rivedere l’intero meccanismo dei colori… Ma nel virtuale braccio di ferro tra volontà del buonsenso e risalita dei contagi, per ora ha vinto il Covid. Da domenica 21 febbraio sono arancioni Campania, Emilia-Romagna, Molise sommandosi ad Abruzzo, Liguria, Toscana. Ma si apre il dibattito su bar e ristoranti aperti lì dove almeno il Covid non sembra far così male. E il virus risponde: 20 Comuni dell’anconetano in arancione, Brescia, 8 Comuni bergamaschi e uno di Cremona in arancione rafforzato. Idem a Sanremo e Ventimiglia e per 14 Comuni tra Imola e la Romagna. Ma anche la politica tiene duro: “Applicare le zone gialla, arancione e rossa dove ce ne è assoluto bisogno e non a intere regioni”: Giovanni Toti, 25 febbraio. E il virus risponde: Bologna metropolitana in arancione scuro (mentre i suoi ristoratori perdono al Tar contro le restrizioni che li fermano), Pistoia e Siena rosse e il Piemonte non dorme sonni tranquilli. In meno di 10 giorni di altalena tra spinte a strette omogenee su tutt’Italia o solo mirate, ci si ritrova con mappe che sembrano tavolozze dei colori. Sfinimento e frustrazione a più livelli, studenti di nuovo in dad al 100%…

Ma i numeri dei contagi sono implacabili. C’è però, forse, uno spazio che sta tra le strategie di prevenzione e mitigazione e le tabelle degli ospedali che si potrebbe presidiare meglio, o innovare. Sappiamo chi si ammala, ma talvolta nel comunicarlo non risalta il dove e perché. E questo un po’ si intreccia con la faccenda dei colori.

Passo indietro: il casello dell’A14 a Riccione conta 10.000 macchine in un weekend, 1.800 nella prima domenica arancione dell’Emilia-Romagna, contro le 8.000 del venerdì giallo. E la sindaca di Riccione lunedì dichiara: “Dobbiamo normalizzare la vita delle persone al più presto possibile solo così eviteremo ripercussioni sull’ordine pubblico e la sicurezza”. Le attuali regole per il contenimento dell’epidemia “stanno scatenando rabbia sociale e frustrazione nei cittadini, nelle famiglie, nei giovani e negli imprenditori”. C’è insomma qualcosa che non passa tra allarme e capacità di ascoltarlo.

Sappiamo contare quanta gente va al mare, quanti studenti di una classe si contagiano, quanti ricoveri, quante terapie intensive sono piene, sappiamo… Ma sembra mancare nella comunicazione dei dati il ‘dove-come-perché’. Cioè qualcuno che dica che in questa fase colorata, i punti, i contesti di rischio sono questo e quest’altro… Certo il virus non è selettivo: c’è e dovunque. Ma forse può servire dire meglio quel ‘lì’ dove tocca di più. Non si tratta solo di indicare i focolai, ma -se si potesse- di guardare le tabelle e aiutare a capire di più dove oggi il Covid scardina la volontà del buonsenso: nei parchi cittadini? Fuori dai locali tra gli irriducibili dello spritz? Sennò si resta stritolati tra richieste legittime di chi vuol ripartire e diktat dei numeri; imprigionati tra la discussione sul riaprire e la pioggia di restrizioni. Non si tratta di avviare la caccia agli untori, di incolpare chi sgarra. No, grazie. Ma di indicare dov’è la falla da cui passa il Covid, quale ambito-contesto sociale è adesso l’anello debole della catena. Dietro a ogni numero del Covid non c’è solo un focolaio, c’è un dove-un come-un con chi… È successo al mare? A saperlo forse il weekend dopo, giallo o rosé, ci andrà meno gente… Possiamo dire preventivamente, con il sindaco di Firenze Nardella che gli stadi non van riaperti perché ci andrebbe troppa gente; possiamo sapere un po’ meglio, retrospettivamente, come si sono sviluppati (dove e come) i contagi che portano alle 50 sfumature di arancione? Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna, dice: all’anno dell’unità e della solidarietà, non segua quello “della rabbia sociale e della frustrazione”. Se assieme al numero si desse un piccolo chiarimento su questo, forse gli appelli al giusto comportamento e alla pazienza avrebbero più ragioni ‘da vendere’, si potrebbero orientare di più comportamenti responsabili, e i controlli, ed evitare le polemiche evidentemente inutili.

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